Indirizzo web: www.comune.pedace.cs.it
Il suo nome è legato al nome latino “Pedagium”: Luogo di pedaggio. Il convento dei cappuccini alle porte del paese rimane una perla di architettura rinascimentale. Bellissimo il Campanile della Chiesa madre, da poco portato agli antichi splendori. Da vedere a Settembre i festeggiamenti in onore della Madonna della “Pecorella”.
Pedace è posto ad un’altitudine che oscilla tra i 450 metri s.l.m. Il nucleo urbano del centro storico si colloca alle pendici del Monte Stella, comunemente conosciuto con il nome dialettale di “Timpune ‘e Stilla” e che si affaccia sulla sottostante valle del fiume Cardone. La superficie del territorio comunale è di kmq 51,47 e si estende fino all’Altopiano Silano. Il numero di persone attualmente residenti è di: 2140.
Pedace è ripartito fra le due frazioni di Perito e Iotta. Perito, situata nella parte più in basso, era anticamente un casale autonomo; il suo nome deriva dai tanti alberi di pere che un tempo crescevano sulla parte pianeggiante del suo territorio. Iotta è posta sulla parte alta del paese; il suo nome, potrebbe derivare dall’antica famiglia “Iocca”, oppure dalla lettera greca “iota” in quanto le case si sviluppano secondo un andamento che assume la forma di questa lettera.
L’origine del suo nome è incerta: secondo alcuni storici deriverebbe dal “pedaggio” che gli stranieri erano obbligati a pagare per poter attraversare il suo territorio; secondo altri può essere riconducibile al greco “παιδός” (bambino). Come tutti gli altri casali, nacque intorno al IX secolo, ad opera di un gruppo di cosentini sfuggiti alle sanguinose incursioni saracene che in quegli anni, come un male, infestavano la città di Cosenza. Nella seconda metà dell’anno 1000, Pedace divenne sede di Bagliva¹; fu in questo periodo che godette di privilegi ed esenzioni fiscali. Nei secoli successivi vide l’alternarsi di due domini: quello degli angioini prima, e quello degli aragonesi dopo. Il 27 marzo 1638 la terra tremò violentemente e Pedace fu quasi raso al suolo. Nel 1644 venne, come tutti gli altri casali, venduto al Granduca di Toscana, dal cui giogo riuscì a riscattarsi durante “la rivolta di Celico” del 23 maggio 1647. Nella metà del ’600 la tranquillità del paese fu interrotta dalla “faida” tra la famiglia dei Mazzei e quella dei Rota, scatenatasi in seguito ad un omicidio commesso ai danni dei primi. Pedace, più degli altri casali, si distinse nella lotta contro i francesi; fu in questo stesso clima di scompiglio che si verificò un episodio noto con il nome di “Sacco di Pedace”, durante il quale furono riuniti duecento uomini aderenti borboniani per porre fine ai soprusi che i “Leonetti”, partigiani dei francesi, commettevano nei confronti della popolazione. Sempre in questi anni dilagò nel paese il fenomeno del “brigantaggio”. Il 19 gennaio 1807, Pedace entrò a far parte dell’antica “Universitas Casalium” ed il suo antico nome era: Δίδαξις. Distrutto dal terremoto del 1905, venne ricostruito a spese dello Stato. Notevole e di grande interesse architettonico è il ricco patrimonio di Pedace, costituito prevalentemente da chiese e complessi conventuali di notevole importanza.
Gli abitanti sono detti: Pedacesi.