Indirizzo web: www.comunedicelico.it
Ameno paesino alle pendici della Sila ha dato i natali all’abate Gioacchino da Fiore (1200) e al primo campione mondiale di scacchi (1500) Gioacchino Greco. Da visitare la basilica di S. Michele Arcangelo del 1300 famosa per il soffitto ligneo dipinto dal S. Anna.
Celico è posto ad un’altitudine di 805 metri s.l.m. a 12 km da Cosenza, alla quale è collegato dalla statale 107. Il numero di persone attualmente residenti è di: 3196. Vi sono le frazioni di: Colamauci, Lagarò Lupinacci, Lagarò Cosentino, Salerni e Torre Barone.
Celico esisteva già al tempo delle incursioni barbare (sec. IX), quando la popolazione, per sfuggire alle continue oppressioni, vi trovò rifugio e scampo. Di parte angioina, come tutti i casali in opposizione a Cosenza che era aragonese, subì non pochi danni a causa di queste vicende. Nel 1130 ebbe la fortuna di veder nascere l’Abate Gioacchino, uomo, come lo definì Dante nel XII canto del “Paradiso”, “di spirito profetico dotato”. Il Medioevo vide Celico come uno dei centri ebraici del cosentino. Danneggiato non poco dal violento terremoto del marzo 1638, venne nel 1644, come gli altri casali, venduto al Granduca di Toscana che vi stabilì la sede del Governatore Generale. La rivolta del 23 maggio 1647, anteriore ai moti napoletani del Masaniello e capeggiata proprio dai celichesi, pose fine al giogo feudale e Celico rientrò con tutto lo Stato nel dominio regio. Dal 1806 al 1814 i francesi dominarono il Mezzogiorno; a questo periodo risale un violento episodio di sangue: un gruppo di soldati francesi, che avevano ucciso due abitanti di Celico, cadde in un agguato mortale nella parte alta del paese. Il vicolo nel quale furono trucidati, in ricordo dell’accaduto, fu detto “ruga ’e ri muarti”. Nel 1877 Celico venne incluso nell’elenco dei Comuni esercitanti di fatto gli usi civici sull’altopiano. Distrutto dal terremoto del 1905, come tanti altri paesini del circondario, fu consolidato a spese dello Stato. I suoi abitanti, gente pacifica e tranquilla, dedita al lavoro dei campi ed alla famiglia, animati dalla speranza e dalla fede religiosa, costruirono importanti chiese di indiscusso valore artistico.
Gli abitanti sono detti: Celichesi.