ARTE & CULTURA
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Notizie dalla Comunità Montana Silana

 

 

 

V° Centenario Della Morte Di San Francesco Di Paola

San Francesco di Paola

 

Il nuovo anno 2007 ci introduce nella grande ricorrenza del V° centenario della morte di San Francesco di Paola.
Per noi di Spezzano Sila e per la Calabria intera, sarà un tempo di riflessione e di festa, nel ricordo del nostro amatissimo Padre.
La sua umiltà, la sua grande forza, la sua fede, hanno fato di Lui un vero ed autentico uomo di Dio. Fin da bambino, Francesco, sentì molto forte il desiderio di consacrarsi totalmente al Signore e tutta la sua lunga vita, fu una continua adesione e obbedienza alla volontà del Padre Celeste.
Dopo cinque secoli, l’esempio di San Francesco, ancora brilla in una società sempre più lontana da quei valori che Cristo ci ha donato come tesori da custodire e far crescere.

 

 

IL MESSAGGIO DEI VESCOVI DELLE CHIESE DI CALABRIA

Ai Sacerdoti, Diaconi, Religiosi e Fedeli Laici il Nostro Saluto Affettuoso e Benedicente

La ricorrenza del V° centenario della morte di S. Francesco di Paola (2 aprile 2007), la cui commemorazione è iniziata solennemente lo scorso 2 luglio a Paola, ci offre l'occasione di ripensare la vita di questo gigante della santità cristiana, figlio della nostra terra di Calabria. Vogliamo farlo nella consapevolezza che egli ha interpretato al meglio la nostra fede e cultura, i nostri valori, le nostre speranze, all'interno di una realtà sociale, politica ed economica, che lo ha visto protagonista allo stesso tempo umile e coraggioso, intrepido e paziente, forte e caritatevole.
Vogliamo proporvi le nostre considerazioni con la speranza che un ritorno a S. Francesco di Paola possa far maturare la nostra fede cristiana e il coraggio di essere protagonisti della nostra storia. Contribuiremo così allo sviluppo della nostra amata regione, che vorremmo veder finalmente decollare verso quegli obiettivi, che rimangono tuttora solo speranze e progetti.

Sentimenti Di Gratitudine

Il nostro primo pensiero va a Dio, per ringraziarlo di averci dato S. Francesco di Paola. In lui Egli ha voluto benedire ed esaltare la calabria, perchè dovunque nel mondo il nostro Santo è venerato e pregato, lì sono conosciuti ed apprezzati la nostra terra e il nostro patrimonio culturale, religioso e morale, che è stato di supporto alla sua santità. La devozione a S. Francesco è radicata nella nostra gente, al punto che tanta parte della sua fede passa attraverso la fiducia, la devozione, la preghiera rivolta a lui. In molti tale devozione è il segno della professione di fede e dell'appartenenza alla Chiesa.

Sentimenti Di Gratitudine

Di ciò siamo grati al Signore, anche se, come pastori, dobbiamo aiutare tutti a far sì che la devozione raggiunga la sua pienezza in una rinnovata volontà di seguire Gesù Cristo.
La nostra gratitudine si estende alla grande famiglia religiosa dei Minimi, che nella Chiesa continua la presenza di S. Francesco. Siamo grati ai frati, alle monache e ai terziari laici per il loro zelo apostolico e l'impegno a far sì che la devozione a S. Francesco sia scuola di vita evangelica.
Un ringraziamento rivolgiamo anche ai sacerdoti e ai laici, che nelle nostre Chiese mantengono viva la devozione a S. Francesco.
Nutriamo grande speranza che tutti i loro sforzi saranno indirizzati a ravvivare la fede cristiana del nostro popolo.

Il Contemplativo - 1

Con la preghiera S. Francesco ha coltivato il desiderio di Dio e il sogno di fare comunione con lui. La sua scelta penitenziale ha avuto lo scopo di facilitare lo stare con Dio. Nella sua Regola ha scritto: "l'orazione dei giusti è una grande forza e come fedele messaggero compie il suo mandato, giungendo là dove non può arrivare la carne".
La preghiera assidua lo ha maturato a tal punto che, anche quando non pregava, dava l'impressione di un uomo che con Dio aveva una comunione profonda. Favorito dalla cultura della nostra terra, la contemplazione è stata per S. Francesco la corona di tutta la sua vita.
Dobbiamo sintonizzarci anche noi con questo aspetto della sua personalità, perché la cultura calabrese è segnata fortemente dalla dimensione contemplativa.

Il Contemplativo - 2

Essa si è tradotta in quel sentimento di abbandono e fiducia in Dio, che contraddistingue ancora la spiritualità del nostro popolo. Oggi il processo di secolarizzazione sta mettendo in crisi tale valore, ma noi, perché devoti di S. Francesco, lo dobbiamo riscoprire, rendere nuovamente operante a sostegno della nostra speranza e a conforto delle tante illusioni sperimentate. Va riscoperta, allora, la preghiera, sia individuale che comunitaria, come momento di incontro con Dio. La domenica torni ad essere il giorno del Signore, nel quale siamo convocati per testimoniare assieme la risurrezione di Gesù, speranza del mondo. Va riscoperta anche la preghiera in comune tra le mura domestiche: a quest'ultima affidiamo il superamento delle inevitabili tensioni familiari e delle spinte centrifughe, che con troppa facilità sorgono già ai primi segni di disaccordo familiare, portando al terribile dramma delle separazioni, vera piaga della nostra società, dannosa per una crescita equilibrata dei figli.

Eremita Accogliente - 1

S. Francesco, eremita austero, che cercava la solitudine per coltivare la comunione con Dio, era anche un uomo dalle innumerevoli sensibilità. Quanti lo incontravano si sentivano accolti e tale accoglienza, espressione della compassione di Cristo, era per loro fonte di pace e di serenità, anche in assenza del miracolo richiesto o quando era forte il rimprovero per le colpe commesse. L'incontro con S. Francesco creava comunione tra le persone, annullando le differenze sociali; da qui nasceva il perdono e la riconciliazione, secondo la testimonianza dell'arcivescovo di Cosenza del tempo, mons. Pirro Caracciolo. La "charitas", che da sempre è parte essenziale dell'iconografia del Santo, traduce l'impegno assiduo ad affrontare uomini e cose con l'impronta dell'amore.
Ci lasceremo contagiare in questo anno da S. Francesco? La solitudine è uno dei disagi più drammatici della nostra società. Pensiamo alla solitudine di tanti anziani e malati, di molti giovani, di quanti sono rimasti privi degli affetti più cari. Gli strumenti di comunicazione sociale si perfezionano sempre più e, in teoria, dovrebbero facilitare la nostra comunicazione, ma sappiamo che non è così; stiamo diventando sempre più soli e incapaci di comunicare in una vera comunione d'amore.

Il Contemplativo - 2

Alla base di tante crisi familiari non c'è forse la mancanza di dialogo e di vera comunione? Da Cristiani dobbiamo riscoprire e testimoniare l'amore come dono e come servizio. Le tante forme di volontariato, presenti in Calabria, sono un esempio per tutti e dovrebbero spingerci a comportamenti nuovi nella linea della comunione e dell'accoglienza.
Sull'odio deve prevalere, pertanto, l'amore, sulla vendetta il perdono, sul rancore la riconciliazione. Possiamo sperare in una Calabria che faccia proprio il linguaggio di questo suo illustre figlio?
Come non ricordare a questo punto la fuga dalla nostra terra per mancanza di lavoro? Giovani, culturalmente e professionalmente preparati, costretti ad emigrare in altre regioni, o addirittura all'estero perchè la nostra regione non offre loro possibilità di lavoro. Quando finiranno le promesse, i buoni propositi, i fuochi fatui di progetti che non trovano mai attuazione? La nostra speranza in tal senso l'affidiamo al nostro Santo, emigrante anche lui per volere altrui.

La Sua Austerità - 1

S. Francesco ha colpito tutti per la sua vita austera. Educato già in famiglia a vivere sobriamente, ha assunto volontariamente forme ascetiche più rigorose, in controtendenza con la cultura della classe agiata del tempo, tutta protesa al godimento e per nulla sensibile alle sofferenze dei ceti meno abbienti. Si è accontentato del necessario per vivere, senza mai disprezzare i beni e le gioie della vita, che sono dono di Dio, ma testimoniando una libertà nei loro confronti, che è stata profezia per la Chiesa e la società del suo tempo. Ciò gli valse la fiducia della gente semplice, che lo considerò credibile nel suo impegno di liberazione nei loro confronti, perchè con la sua penitenza dava prova di distacco da ogni forma egoistica di ricerca del proprio tornaconto, affermando il primato dei beni eterni e testimoniando la necessità di non perdere di vista in questo mondo l'eternità beata che ci attende.
in quest'anno dobbiamo raccogliere l'eredità spirituale di S. Francesco. La nostra società consumistica ha evidenziato fin troppo i suoi lati negativi: egoismo, ingiustizia, sopraffazione, erotismo esasperato, famiglie dissestate, droga con tutto il male che gira attorno ad essa, devianze giovanili, delinquenza.

La Sua Austerità - 2

Lo stesso progresso scientifico, che ci ha dato tanto benessere, una vita più agiata, comunicazioni più facili, la vittoria su tante malattie, rischia di diventare, a causa del nostro egoismo, un attentato contro la vita. Abbiamo bisogno di altri segni per darci un orientamento nuovo e appagare con stile diverso la nostra sete naturale di felicità? Occorre che guardiamo di più verso l'eternità; occorre saper coniugare meglio il nostro desiderio di felicità con la verità e i valori. Bisogna accontentarsi del giusto guadagno e puntare sì al miglioramento della propria condizione ma senza cercare le facili scorciatoie del male, che prendono il nome di mafia, peculato, arricchimento indebito, frode, estorsione, usura e strozzinaggio. Possiamo far convivere la nostra devozione a S. Francesco con queste forme?
Non possiamo tacere, inoltre, in questo contesto, le sofferenze di tante famiglie costrette a vivere un'austerità imposta dalle ristrettezze economiche a causa della mancanza di lavoro o ai guadagni insufficienti rispetto al costo della vita. Mentre invochiamo su di loro la protezione e l'intercessione di S. Francesco, ancora una volta richiamiamo chi di dovere perchè faccia l'impossibile per lo sviluppo e la crescita economica del nostro paese.

Profeta Di Conversione - 1

Non possiamo staccare in S. Francesco la solidarietà umana dall'impegno di fede. Il suo impegno sociale e politico e la promozione dei valori umani si sono fondati sull'impegno di conversione a Dio, obiettivo primario della sua penitenza. Egli, perciò, si è sforzato di conformarsi al Vangelo e ha invitato anche gli altri a farlo, esortandoli a ritornare a vivere nel suo timore e a camminare nell'ottica della sua legge. E' davanti ai nostri occhi l'immagine di lui che durante le pause di lavoro spiegava il vangelo agli operai. Giustamente i suoi contemporanei hanno conservato di lui il ricordo di profeta della conversione, come di un altro Giovanni Basttista.
Dobbiamo sapere accogliere il suo invito ad una vita cristiana più coerente: "Convertitevi, perchè Dio vi aspetta a braccia aperte".
Nella nostra società aqvanzata il pluralismo culturale e religioso, che esige persone convinte della loro fede e coerenti nel praticarla.

Profeta Di Conversione - 2

Non regge più una fede fatta solo di riti e devozioni, espressioni più di fattori culturali che di scelte autentiche di fede. Il ricorso di S. Francesco ci deve portare al rigore morale, che ha contraddistinto i suoi comportamenti e la sua predicazione, senza mai cedere a compromessi. Vi invitiamo dal profondo del cuore a riprendere con più impegno la strada dell'evangelizzazione per incontrare nuovamente il Signore. Dobbiamo sconfiggere l'ignoranza religiosa, presente ancora nel nostro popolo, nonostante i lodevoli sforzi fatti in questi anni di rinnovamento catechistico. Vi sollecitiamo amorevolmente a chiedere i sacramenti con la consapevolezza che comportano una scelta di fede. Sono necessari e determinanti, pertanto, seri itinerari formativi con i quali prepararsi a riceverli. Voi sacerdoti programmateli con imegno; voi fedeli accettateli, convinti della loro necessità per la crescita della fede. Esortiamo i movimenti a continuare nella linea della formazione e dell'evangelizzazione, in comunione con l'impegno catechistico delle comunità locali di appartenenza.


Carissimi la celebrazione di questo V° Centenario sia veramente per tutti momento di grazia e di benedizione del Signore. Le iniziative religiose e culturali per commemorare il Santo non mancheranno lungo tutto l'anno. Alcune le ha programmate l'Ordine dei Minimi, altre le abbiamo pensate noi vescovi per le nostre Chiese locali. Vogliate collaborare con esse e sappiatene far tesoro: S. Francesco di Paola merita di essere riscoperto ed amato con impegno nuovo.
Vogliamo raccomandare in modo particolare ai membri dei numerosi Comitati delle feste popolari in onore del SAnto, di impegnarsi affinchè i festeggiamenti di questo abbiano un tono particolare, non tanto per la solennità esteriore, quanto per la finalità che devono assumere nell'ottica di questa nostra esortazione. Si impostino, pertanto, programmi che mirino soprattutto alla riscoperta della figura di S. Francesco. Non mancano sussidi nuovi in tal senso, anche nel settore dell'informatica.
Si cerchi poi ciò che S. Francesco voleva: la conoscenza e l'amore a Gesù Cristo e l'accoglienza della sua parola. Vi ricordiamo, infine, che il Papa ha arricchito con il dono dell'indulgenza le particolari celebrazioni che in questo anno saranno fatte in onore di S. Francesco.
Voglia il nostro Santo benedire le nostre Chiese e la sua terra, la nostra Calabria.

I Vescovi delle Chiese di Calabria

 


La storia ...

“In quel tempo, nel primo cinquantennio del quattrocento, quando più la vita era difficile per contrasti di fazioni ed infierire di carestie, il nome del frate di Paola, la notizia della sua carità e dei suoi prodigi si diffondeva ovunque nella Regione, facendo a tutti concepire la speranza di averne gli aiuti che dalla sua santità erano da aspettarsi. Ed in quel mondo di difficoltà, nel caso dell’anno 1454, la popolazione di Spezzano, che dava un indirizzo preciso alla sua ansia di conforti ed aiuti, tendendo alla quiete ed alla sicurezza, rivolse il pensiero ad invocare l’intervento di Colui che già nell’animo di tutti era il Santo, il Santo della propria Terra. Spezzano, per essere quasi al centro di altri numerosi paesi che prendono nome di Casali del Manco non era davvero isolato, ed offriva quindi, al Santo uomo, la possibilità di operare in una zona popolata da varie migliaia di anime. Perciò, l’invito che quella cittadinanza gli aveva rivolto due anni prima, veniva opportunamente a favorire i suoi disegni; ed egli lo accolse ben volentieri, perché da quella grossa borgata, si rendeva più agevole la diffusione del suo apostolato …, così ai bisogni religiosi e morali, come al bene materiale di quelle popolazioni…”
ma egli vedendo, che più di nessun altro Popolo di Calabria, quello della Terra di Spezzano ardentemente lo bramava e, con interpellate istanze lo ricercava, offrendogli misito opportuno da fondarvi un suo Monistero, a loro spese, con promessa di somministrare ai suoi Religiosi, tutte le cose necessarie all’Human vivere. Egli, si per condiscendenza a loro pietosi affetti, e devoti desideri, come anche per accrescere il suo piccol drappello, per condurlo a poco a poco a quell’ampiezza, che sormontò poi; lasciando dunque il Monistero di Paterno, ben provisto, e guarnito di Religiosi tutti perfetti”.
“Queste ragioni, sommate a quelle delle particolari preghiere degli spezzanesi e l’influenza, come per tradizione ancora viva si ritiene in paese, della famiglia Giudicessa, - una casata che ha lasciato orme nella storia di Spezzano – indussero Francesco ad accettare la richiesta che tutto intero un paese gli faceva.
“Allorché la grande, attesa novella che il Frate miracoloso sarebbe venuto a Spezzano giunse in paese, l’attonita, gioiosa sorpresa si manifestò con atti di esultanza e con pratica di atti di devozione e di amore”.
Ottenuta la licenza da Mons. Pirro Caracciolo, Arcivescovo di Cosenza, nel 1455 Francesco lasciò Paterno, - ove, specialmente fin’allora preferiva stare – e si recò al paese presilano.
Quando vi giunse, le case, tutte le case si erano svuotate: donne ed uomini, vecchi, grandi e piccoli, erano convenuti sulla rupestre via che conduceva da Cosenza; emozionati ed orgogliosi di accogliere l’Uomo benedetto, il Santo della carità che li prendeva così, palesemente, sotto la sua protezione. Non potette, però, subito muovere dal luogo dell’incontro per fare ingresso nell’abitato: ognuno, grande o piccolo, con lacrime di contentezza e di umiltà, volle baciargli il saio e la mano, ricevere da lui una personale benedizione.
Al fine, solennemente fu accompagnato alle due chiese Parrocchiali di San Biagio e di San Pietro, ove, dopo le brevi cerimonie di salute e di ringraziamento, i cittadini, come loro poteva riuscire, ritornarono, insaziati sempre, a baciargli le vesti.
Non si perse poi tempo per stabilire i dettagli onde procedere alla Costituzione del Convento.
L’Università, cioè il Comune, garantì concretamente il già promesso necessario sia per la costruzione dell’edificio, che per il bisognevole mantenimento dei Frati. Si andò sul luogo prescelto a porre la Croce in segno di possesso, si riguardò il progetto della Casa e della Chiesa che si ribadì d’intitolare alla Santissima Trinità.
Subito si pose mano al lavoro: donne ed uomini di ogni età e condizione, si fecero vanto di prestarsi generosamente all’opera, sì che presto la Casa si alzò a dominare da un colle alberato di castagni, il sottostante paese e il non lontano Vallo di Cosenza, spaziando in ampia veduta panoramica sul lungo franco orientale della Catena Paolana.
La riconoscenza devota degli spezzanesi cresceva quotidianamente, si può dire, alimentata com’era dalla possibilità generosa di testimoniare un affetto, della dimestichezza col grande Frate che era tra loro operaio e padre, consolatore dello spirito, soccorritore dei bisogni. E travalicò ogni limite alla vista dei prodigi che, confermando le doti soprannaturali del Frate, inorgoglivano chicchessia per averlo vicino.
Senza mai rigettare qualcuno, sopportava con ammirabile pazienza ogni più grave importunità e, con amorosa sollecitudine trovava modo di contentare tutti, dovesse pure privarsi di ciò che era necessario per il mantenimento della sua piccola comunità.
Dispensiere provvido e universale: a chi dava un pezzo di pane o un pugno di farina, a chi alcune cucchiate di legumi lessati, a chi un ppò d'erba cruda o mal condita, a chi qualche frutta e quando s'accorgeva che le sue scarse provviste stavano per asaurirsi, si volgeva pieno di fiducia al suo buon Dio, il quale le moltiplicava miracolosamente, e a taluni commestibili conferiva un sapere, che essi materialmente non potevano avere.
Fu osservato, infatti, da moltissimi non nati poveri, ma costretti in quel tempo di tanta penuria a vivere d'accatto, chi i cibi ricevuti dalle mani del Santo, quantunque volgari e grossolani, erano così gustosi, da sorpassare, al confronto, le vivande più squisite e prelibate. Gente assuefatta alle laudatezze ed educata alle delizie del vivere, ridotta a necessità di morire di fame, in gustando le povere e rozze cose che da lui riceveva, confessò di non aver mai provato un somigliante sapore negl'intingali e nei manicaretti di cui prima facea profession di cibarsi.
Egli intendeva bene, che tutti i mezzi e le previdenze umane non potevano essere rimedio sufficiente a quella iattura, se prima il popolo non badasse a propiziarsi la giustizia divina. A tal fine, prolungava le sue veglie, moltiplicava i suoi digiuni e le sue preghiere, dirette a frastornare il tremendo flagello: e per meglio placare la collera dell'Altissimo, infervorava i suoi religiosi ad atti continui di pietà e di mortificazione, valendosi delle loro astinenze a maggior beneficio degli affamati. Tutto ciò non poteva non commuovere quelle afflitte popolazioni e, specialmente gli Spezzanesi, i quali, edificati dalla vita austerissima di Francesco e dei suoi seguaci, ravvisando in quella carestia un castigo del cielo, corressero i disordini morali della loro vita e, tornando all'adempimento dei propri doveri, meritarono di rendersi propizio l'Altissimo. Se a Spezzano, fosse mancata l'opera caritatevole di Francesco e dei suoi romiti, quanto più funesta e desolande non nsarebbe stata la carestia per quella povera cittadinanza? Ritornando alla casa Spezzano, va detto che, mentre Francesco vi dimorava, Berardino Sanseverino, principe di Bisignano e la consorte Eleonora Piccolamini, pronipote di re Ferdinando e dei Papi Pio II e Pio III, col clero e le autorità, mandavano a pregarlo perchè si recasse in Corigliano ad erigere una Casa del suo Ordine che, peraltro, non aveva ancora ricevuto l'approvazione della sede Apostolica. Così, nel 1458, quasi certamente a lavori ultimati, Francesco partiva da Spezzano per Corigliano ove, accolto dalla popolazione accorsa tutta in festa, fondò quel Convento che poi ebbe tanta storia. Tuttavia, l'assenza da Spezzano non dovette durare a lungo, giacchè il 13 Febbraio 1459 vi era certamente di ritorno, per come risulta della datazione di una lettera indirizzata al suo grande amico e devoto Simone Alimena. Cinque soli anni dimorò San Francesco in Spezzano, ma in un solo lustro fece tanto, che per tutti i secoli potè rendere quel villaggio illustre, onde il nome di esso sempre più potè andare pel mondo tutto per la gloria, fastoso. E non soltanto in quel lustro, Francesco operò per il buon nome di Spezzano.
Dopo di allora, il miracoloso Frate Paolano, richiamato dalle crescenti necessità dell'Ordine, è in giro dalla Sicilia a Napoli. Qui, diffusasi la notizia che Luigi XI Re di Francia avava chiamato Francesco a Parigi, un figlio di Tiberio Giudicessa, il signore spezzanese che era stato benefattore del Convento del proprio paese e, che aveva ospitato Francesco durante i lavori di costruzione della casa religiosa, nel febbraio del 1483, andò a chiedergli di poterlo accompagnare nel viaggio. Il Santo rimase un pò sopra pensiero, poi chiese con voce commossa se udisse qualcosa. Il giovane meravigliato, gli rispose di nulla udire. Per cui Francesco lo guidò ad una finestra che si apriva sul golfo e gli fece tendere l'orecchio. Ancora più sorpreso, il giovane giudicissa distinse il suono delle campane della sua Parrochhia di Spezzano. Allora il Santo gli disse : " non avete sbagliato e sappiate che esse annunziano la morte del vostro carissimo genitore. Uniformatevi al Santo volere di Dio e ritornate subito a casa, per accudire gli affari della vostra famiglia". E così, il giovane giudicissa, anzichè la via della Francia prese la via di Spezzano, ove visse seguendo il consigli di Francesco.

Assessorato alla Cultura

Curato da: Geom. Luigi Rizzo


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