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SOTTO PROGETTO BIOMASSE
Resoconto 2° incontro – CORSICA febbraio 2007
Valutazioni e riflessioni
Il 23 e 24 febbraio 2007, si è svolto in Corsica, presso la Città di Corte, sede dell’unica Università dell’isola, il 2° incontro fra i partner del programma INTERREG IIIC, progetto Mediterritage, sotto-progetto BIOMASSE.
La città di Corte, sita praticamente al centro dell’isola, conta meno di 5000 abitanti ed ospita le 4 facoltà dell’Università della Corsica, frequentate da circa 4200 studenti. La scelta di tale localizzazione, baricentrica rispetto ai centri urbani più grandi, quali: Aiaccio, Bastia e Porto Vecchio, appare razionale ed equilibrata, contribuendo a nostro parere, al miglioramento delle condizioni socio-economiche delle aree interne e consentendo il permanere delle popolazioni in aree altrimenti svantaggiate.
Venendo ai temi dell’incontro, i partner hanno esposto i dati inerenti le risorse forestali presenti in ciascun territorio, le problematiche legate al taglio dei boschi, i prezzi di mercato dei diversi assortimenti legnosi ritraibili da un taglio colturale, le esperienze già realizzate e quelle programmate e/o allo studio, illustrando le ipotesi e piani di lavoro per i prossimi mesi.
Dalle relazioni dei partner, si ha la conferma che non sono un problema le soluzioni tecnologiche per l’utilizzo delle biomasse forestali ed agricole, l’industria europea e nazionale, offre soluzioni tecniche di diversa taglia sia per la sola valorizzazione termica che per la cogenerazione di energia elettrica. Dai 100 KW di un impianto termico per unfabricato di piccole dimensioni ai 40 MWe, ed oltre, dell’impianto ENEL del Mercure.
Nella Città di Corte è in funzione un impianto a biomasse forestali che fornisce energia termica alle strutture universitarie, all’ospedale, alle scuole ed altri edifici pubblici, non è prevista cogenerazione elettrica. L’impianto secondo i dati forniti dalla gestione, consuma circa 8500 ton/anno di cippato di legno (pino ed eucalipto) ed è dotato di un bruciatore supplementare a gasolio, per le emergenze. La società mista che lo gestisce, prevede di raddoppiarne la potenza nei prossimi due anni.
Dopo l’incontro tecnico all’università e la visita dell’impianto termico di Corte, abbiamo visitato un’ampia area interna completamente boscata, con leccio, castagno, pino laricio e faggio, poco abitata, nell’area insistono tre comuni, uno di 80 abitanti, uno di 100 ed uno di 420 , i cui amministratori stanno valutando le potenzialità offerte dalla valorizzazione delle biomasse forestali. L’impressione immediata è quella di un territorio, quasi selvaggio, incontaminato, paesaggisticamente rilevante, nel quale non si notano interventi consistenti di disboscamento, anche perché le condizioni orografiche rendono certamente più onerosi che in altre aree eventuali interventi colturali.
Dai dati e programmi riferiti dai partner, si rileva subito che le comunità locali programmano e realizzano interventi ed impianti strettamente correlati alle risorse effettivamente disponibili, che ritengono di poter valorizzare realizzando piccoli e medi impianti prevalentemente termici per soddisfare la domanda locale a costi competitivi rispetto ai combustibili fossili. Invece, le grandi società di capitali hanno realizzato grossi impianti per la produzione di energia elettrica da immettere in rete, non legata a bisogni locali e quel che è peggio non dimensionati alla reale disponibilità di biomase provenienti dal territorio.
La produzione di energia elettrica è certamente e fortemente stimolata dagli incentivi che l’attuale normativa concede all’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili e le biomasse sono considerate in tutto e per tutto alla pari dell’energia solare, eolica ed idroelettrica!!
Riteniamo sia questo un punto fondamentale della intera questione, che da neofiti della materia, riteniamo vada approfondito, riflettendo in modo obiettivo sul concetto di fonti energetiche rinnovabili e di bilancio delle emissioni di CO2, sulla quantità di biomassa presente sul territorio, su quella effettivamente prelevabile e su quale frazione sia economicamente vantaggioso conferire ad una centrale termica e/o elettrica. In estrema sintesi non si può guardare una foresta e considerarla solo una massa legnosa che può essere trasformata in energia, allo stesso modo di come non si può prendere un fiume e farlo diventare un acquedotto.
Infatti, da una prima superficiale analisi, si è portati a dedurre che la biomassa forestale presente sul nostro territorio sia di notevole consistenza, infatti la Regione Calabria è fra quelle a più alto indice di boscosità e dai dati ISTAT, confermati dai primi risultati disponibili dell’Inventario Forestale Nazionale a cura del C.F. dello Stato, la superficie forestale calabrese, risulta quantificata in circa 630.000 ettari, di cui circa 480-500.000 Ha di foreste e 130-150.000 Ha di macchia mediterranea ed arbusteti.
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Bosco +
Superfici
Boscate
Ha |
Impianti di
Arboricoltura
da legno
Ha |
Superficie
Forestale
Totale
Ha |
Pascoli e
Incolti
Ha |
Aree con
Vegetazione
Rada e/o
Assente
Ha |
Altri usi
del Suolo
Ha |
Totale
Superficie
Regionale
Ha |
Liguria |
390.925 |
100 |
391.025 |
36.702 |
1.800 |
108.607 |
538.135 |
Toscana |
1.175.776 |
8.401 |
1.184.176 |
53.503 |
6.800 |
1.053.968 |
2.298.448 |
Basilicata |
362.123 |
3.200 |
365.324 |
50.603 |
11.601 |
571.437 |
998.964 |
Calabria |
630.041 |
900 |
630.941 |
111.907 |
4.600 |
759.049 |
1.506.497 |
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Italia |
10.528.080 |
145.509 |
10.673.589 |
2.216.343 |
862.556 |
16.380.357 |
30.132.845 |
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CORPO FORESTALE DELLO STATO – Inventario Forestale Nazionale (primi dati 2003-2005)
Nella sola provincia di Cosenza il bosco ricopre circa 260.000 ettari di cui circa 50.000 dislocati nella nostra Comunità Montana.
Sempre dai dati deducibili dall’Inventario Forestale nazionale, si può rilevare che l’incremento della massa legnosa per ettaro/anno, è quantificabile, mediamente, in circa 7-8 mc per l’alto fusto, in 4-6 mc per i cedui, quindi teoricamente possiamo stimare l’incremento annuo di massa legnosa dei nostri boschi in circa 3 milioni mc/anno, pari a 1,5-1,8 milioni di Ton/anno.
Riteniamo che nessuno sano di mente, possa programmare la realizzazione di tanti impianti a biomassa, che prevedano il sistematico taglio di una quantità di foresta corrispondente all’incremento medio annuo teorico !! ci sono le aree del Parco Nazionale della Sila, del Parco Nazionale dell’Aspromonte, i pini secolari del Fallistro, numerose foreste dall’inestimabile valore paesaggistico ed ambientale, superfici boscate in aree orograficamente accidentate ed inaccessibili, riserve naturali, aree protette, superfici percorse dal fuoco.
Purtroppo da documenti di scenario della precedente fase di programmazione dei fondi Comunitari, (POR 1999-2006) si apprende che: “In regione Calabria sono stati realizzati in 4 siti diversi 5 impianti di produzione di EE con biomasse forestali e agricole. La potenzialità di assorbimento di tali impianti è di 2.25 M ton, un volume ben superiore alle attuali condizioni dell’offerta regionale.”
Da questi soli due dati risulta evidente che il territorio calabrese non può soddisfare il fabbisogno di biomassa delle centrali costruite e/o in costruzione, che per il loro funzionamento devono quindi importare dall’estero grosse quantità di biomasse, con buona pace di tutti coloro che avevano teorizzato e calcolato benefici effetti sul bilancio della CO2 emessa dal sistema Italia.
Le foreste rappresentano la maggior riserva naturale di carbonio, assorbono costantemente CO2 dall’atmosfera ed immettono ossigeno, purtroppo quando vengono tagliate e/o bruciate restituiscono tutta la CO2 immagazzinata, cui dobbiamo aggiungere la CO2 emessa dalle ruspe, dai camion, dalle motoseghe, da ogni altro macchinario utilizzato per tagliare, trasportare e trasformare il legname.
La società che gestisce la centrale a biomasse di Rende (gruppo FALK) dichiara sul proprio sito internet, un consumo di 160.000 ton/anno, che corrispondono a circa 40 camion al giorno !!!! Quanta CO2 emettono 40 camion al giorno nei pressi dell’area urbana di Cosenza-Rende? Quante micro-particelle inquinanti e pericolose emettono tutti questi motori a gasolio che assicurano il rifornimento della centrale? Per semplice paragone un’auto di ultima generazione (EURO 4) di media cilindrata, emette circa 120 grammi/km di CO2, oltre alle cosiddette particelle sottili, pensate quante ne emette un camion!! ??
Da dati reperibili su internet, la centrale di Crotone (gruppo Mercegaglia) equivale a quella di Rende, quindi sempre 40 camion/giorno, mentre quella prevista a Strongoli è tre volte più potente, cioè 120 camion/giorno, come quella del Mercure che di recente ha visto protagonista la Magistratura. Non abbiamo individuato quale sia la quinta centrale cui si fa riferimento nei documenti di programmazione regionale, (forse si trova a Cutro o a Cotronei), ma già le quattro individuate, rappresentano una richiesta di biomassa forestale pari ad oltre 1,2 Mil di Ton/anno. Cioè oltre 100.000 camion/anno, pari a 275 camion/giorno. Quanto gasolio consumano tutti questi camion? Quanta CO2 e quante microparticelle PM10 immettono in atmosfera a km percorso?
Considerata la minore quantità di CO2 fissata dal sistema foresta per effetto dei tagli, sommando la CO2 immessa in atmosfera da motoseghe, ruspe, cippatrici, camion, ecc.., oltre alla CO2 che comunque si forma per il processo di combustione delle biomasse, il bilancio finale è sempre così positivo come qualcuno vuol lasciare intendere? E’ sempre corretto considerare le biomasse forestali fonte energetica rinnovabile alla stessa stregua del solare, dell’eolico e dell’idroelettrico??
Ci auspichiamo una maggiore e più attenta analisi di tutti i fattori che entrano in giuoco, appare troppo semplicistico affermare che 3,5 ton di biomasse fanno risparmiare 1 ton di gasolio, per cui si riduce l’emissione di CO2 pari a quanta ne immette la combustione di 1 ton di gasolio?!?!! E’ certa solo una cosa: con gli incentivi in atto è un affare per il gestore della centrale non per il territorio e/o per il sistema paese.
QUALI IPOTESI DI SVILUPPO POTENZIALE PER LE BIOMASSE FORESTALI?
Riaffermato che la funzione principale delle foreste debba essere quella di sottrarre CO2 dall’atmosfera ed immettere ossigeno, e che questa funzione i boschi la esplicano in modo ottimale quando vegetano e non quando sono trasformati in prodotti, come in tutte le cose di questo mondo va forse individuato un giusto metro di intervento che permetta di valorizzare quello che c’è da valorizzare, senza innescare processi di aggressione al territorio.
La società moderna richiede manufatti, mobili, arredi, in legno, nessuno pensa di bloccarne la produzione per salvaguardare le foreste, dette produzioni determinano l’accumulo di legname di scarto, sfrido, residui di lavorazione, che se lasciati a marcire immetterebbero comunque in atmosfera il loro contenuto di CO2, la valorizzazione a fini energetici di dette masse legnose ha un effetto positivo, in quanto comporta una minore utilizzazione di combustibili fossili.
Preservare il patrimonio forestale non significa solo imbalsamarlo e vietarne qualsiasi uso ed intervento. Un bosco è un organismo vivente in continua evoluzione, che necessita di tanti interventi colturali idonei a ridurre i pericoli di incendio asportando le piante e rami secchi, le piante malate e malformate, quelle danneggiate dagli eventi meteorici, cioè tutti quegli interventi che un buon piano di assestamento forestale deve contenere per valorizzare un patrimonio naturale inestimabile.
Pertanto bisogna rovesciare il ragionamento, non ipotizzando tante centrali per quanta biomassa teoricamente ricavabile dalle superfici boscate della nostra regione, bensì tante centrali quante effettivamente alimentabili con le biomasse realisticamente asportabili dai nostri boschi, al netto delle altre utilizzazioni più remunerative: legna da ardere, legname da opera, paletteria ecc…, ricordandosi che oltre alle aree sottoposte a vincolo specifico, vanno tolte dai calcoli teorici tutte quelle aree oggettivamente inutilizzabili per motivi orografici, di accessibilità e quant’altro.
Detto ciò appare problematico sostenere la bontà delle scelte operate in passato e che comportano la messa in esercizio di 5 centrali a biomasse forestali nelle sole province di Cosenza e Crotone, con un fabbisogno annuo di combustibile notevolmente superiore alla capacità produttiva del territorio. Per funzionare questi impianti probabilmente importeranno legname estero, contribuendo al continuo disboscamento selvaggio a livello mondiale, aumentando e non diminuendo le emissioni di CO2 del sistema Italia, infatti in pratica la CO2 “catturata” da un bosco brasiliano, viene reimmessa in atmosfera in calabria, il bilancio globale è pari a ZERO, quello locale è positivo in Brasile, negativo in Calabria!!!.
Francesco Cava – responsabile del progetto
Spezzano Piccolo - 19 marzo 2007
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