ARTE & CULTURA
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Notizie dalla Comunità Montana Silana

 

 

 

IL CONVENTO DI SAN FRANCESCO DI PAOLA

Il Convento, fondato direttamente da San Francesco di Paola intorno al 1450 – 1454, ha la base quadrangolare che, unitamente alla Chiesa, forma una piramide. Tutti i quattro lati hanno due piani, ciascuno dei quali è diviso in due parti: una interna, con le finestre aperte sul cortile e l’altra esterna,
aperta sui giardini. A piano terra si trova il Chiostro, in origine porticato, adornato con affreschi, archi in tufo, soffitti in legno, pareti color giallo sabbia, pavimento in mattonelle colorate, in origine in pietra. Sul lato sua è stato costruito, forse in un secondo tempo, uno stabile adibito a cellette per i Monaci, che poi, nel 1914 è stato trasformato in Carceri Mandamentali. Esso sorgeva, circondato in parte da un secolare muro detto “ u muru e San Franciscu “, su una collina alberata, coltivata a valle “ l’orto di San Francesco “, spuntava improvvisamente dal bosco e si ergeva solenne come un vecchio Maniero. Sul lato est si trova la Chiesa, con cui fa corpo unico. Il Monastero è stato centro di spiritualità, di cultura di accoglienza e faro di civiltà. Il nome di San Francesco, le cure che Egli ebbe per la sua casa e per la gente di Spezzano e dei paesi casali, i fatti che colpivano il cuore e la mente fin dove l’eco ne giungeva, creavano attorno al Convento ed al paese un grande richiamo, una forte attrazione per i fedeli anche di contrade lontane. Certamente numerosi furono gli spezzanesi che, primi beneficiari della presenza e dell’esempio del Santo, ne indossarono l’abito e ne vissero le regole; la storia parla di Padre Antonio, vissuto tra la fine del 1400 ed i primi del 1500, che scrisse cose importanti sull’Ordine dei Minimi e di Antonio Risoleo, che nel 1519 vestì l’abito di San Francesco e fu correttore più volte. Ma non solo a Spezzano ci si ispirò alla vita ed alle regole del Santo: ricordiamo Matteo Via, Vincenzo Via, Francesco Mauro e Giovanbattista Parisio di Celico, Fra Pietro da Lappano, Matteo Monaco della frazione Macchia di Spezzano Piccolo, Giovanni Bono della Pedalina di Aprigliano ed intorno al 1630, Eustachio Intrieri di San Pietro in Guarano. Nel Convento funzionava una scuola a livello universitario, dotata di una ricchissima Biblioteca. La prima notizia, circa l’esistenza della Biblioteca, risale al 2 aprile 1615, quando il Vaticano “ a futura rei memorian “ decretava “ Prohibitio extrahendi libros ex Biblioteca et reliquias ex ecclesia domus SS. Trinitatis loci Spezzanesi, Cusentin dioc; Ord. Min. S. Franc. De Paula, sub poena excomunicatione “. Da ciò si evince l’enorme importanza della Biblioteca, nonché il timore che qualche volume potesse essere sottratto. Si può affermare che ogni argomento sello scibile umano era trattato nei volumi. Dalla storia alla geografia, dalla medicina alla giurisprudenza, dall’esorcismo all’astrologia, dalla letteratura italiana, latina, greca ed ebraica, alla filosofia ed alla teologia. Era dotata di ben 1468 opere, per complessivi 2177 volumi. Purtroppo nessuno di questi volumi è rintracciabile. L’ipotesi più accettabile è che tutte le opere siano andate distrutte o comunque disperse fin da quando, nel 1799, il Convento fu occupato dai Giacobini che a Spezzano avevano stabilito il loro quartiere generale. L’episodio si ricollega alla lotta tra i realisti dell’Armata Pedacese e gli stessi Giacobini. Quest’ultimi avevano occupato l’edificio per sedare la controrivoluzione promossa dalla famiglia Giudicessa, proprietaria di gran parte dei terreni della Regia Sila, insieme con i Monaci Francescani. Questo Centro Universitario di studio, altamente qualificato e riservato ai religiosi, favorì la diffusione della cultura e perciò la crescita sociale degli abitanti. Personaggi dell’Ordine dei Minimi, che divennero famosi nel campo della teologia, della filosofia e della gerarchia ecclesiastica, si formarono nel Convento di Spezzano. Vincenzo Via da Celico, teologo e filosofo di chiara dottrina, Provinciale dell’Ordine, autore di un opera che gli meritò la nomina di Accademico Cosentino; Francesco Mauro, esemplare per pietà e virtù, eccellente predicatore, fu nominato prima Provinciale e poi Generale dell’Ordine nel capitolo tenutosi a Marsiglia nel 1637; Giovanbattista Parisio, Provinciale in Corigliano nel 1644 e poi eletto Procuratore Generale nel 1655, durante il capitolo tenutosi a Roma; Giacomo e Francesco Ripoli da Celico, eletti Padri Provinciali; Filippo Guerra, insigne filosofo e predicatore che venne nominato Vescovo prima di morire; Giacomo Parise, che svolse il compito di correttore a Spezzano nel 1751; Eustachio Intrieri, che studiò Filosofia nel Convento di Spezzano per poi diventare docente di Filosofia presso l’Università di Torino e tanti altri ancora. Grande era l’ascendente che il Convento di Spezzano esercitava su genti vicine e lontane. Verso il Convento volgevano vocazioni, desideri di farvi noviziato e condurvi vita monastica. Chi non poteva altrimenti, concorreva a testimoniare la propria devozione, disponendo lasciti testamentari o donazioni. La saggia amministrazione favoriva l’incremento dei beni immobili e mobili. Ormai , era divenuto un ente, con più che larghe possibilità di mostrarsi generoso con chi aveva bisogno del suo aiuto,  sovvenendo in carità i bisognosi, ed in ogni altro modo, coloro che in momentanee difficoltà , non riusciva a trovare altrove il bisognevole per superare quel momento particolare o per intraprendere attività economiche. Tra i tanti e molti atti stipulati al riguardo, resta significativo, per l’importanza della persona e per la congruità della somma concessa, il caso del Duca di Caccuri, Marzio Cavalcanti, che dopo lunghissime ricerche indirizzate in ogni senso, riuscì a trovare quel che necessitava per sistemare una complicata vicenda familiare, proprio nel Convento di Spezzano, uno dei più floridi Conventi di Ogni Ordine nella Regione. Nel Convento, doveva esserci certamente, un patrimonio inestimabile di arredi sacri: pianete, calici, crocefissi, messali e libri di devozione. E, se pensiamo che nel 1700 c’erano circa 30 Frati Minimi, doveva trovarsi al suo interno un ricchissimo patrimonio di utensili di cucina fatti a mano, in legno e finemente lavorati.

DECADENZA DEL CONVENTO

Quando i Minimi andarono via, iniziò quasi conseguenzialmente, il periodo buio per il Convento. Non sappiamo se i religiosi abbandonarono il Convento spontaneamente, oppure se lo fecero al tempo della Rivoluzione Francese, non pensando più di tornarci. Comunque, con Decreto del 07 Agosto 1809 N° 448, emesso ad integrazione della precedente Legge del 13 Febbraio 1807 N° 36 di Giuseppe Napoleone, Gioacchino Murat, Re delle Due Sicilie, soppresse nelle provincie napoletane, diversi ordini religiosi, fra i quali quello di San Francesco di Paola, con la conseguente devoluzione al Demanio dello Stato, dei propri beni. Successivamente, con Decreto del 29 Dicembre 1814 dello stesso Gioacchino Murat, confermato dopo la restaurazione borbonica, con Decreto del 6 Novembre 1816 N° 6 di Ferdinando IV, il fabbricato ex conventuale di San Francesco di Paola in Spezzano Grande, fu concesso al comune per essere destinato ad uso “ Giustizia di pace, prigioni o stabilimenti comunali “. La decadenza dell’edificio fu inevitabile. Passano gli anni, molti anni, ed i locali vasti e decentrati, senza più costanti cure, marcano la loro decadenza e senza più prospettive per un utilizzo ai fini originari; addirittura parte di essi vengono adibiti ad altri usi, tipo fienile o filanda. Il Convento è completamente abbandonato, dirupo,muto, silente. Non si odono più canti, preghiere, il via vai dei fedeli o il salmodiare dei Frati. Animali come lucertole, vipere, topi e cani randagi abitano indisturbati il Convento. 

Assessorato alla Cultura

Curato da: Geom. Luigi Rizzo


Spezzano Piccolo, lì 30.03.07

 

 
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