Emails di solidarietà

Emails di solidarietà
Emails di solidarietà

Arrivano ancora tantissime e-mails di solidarietà. Ne riportiamo alcune, omettendo come al solito, per tutelare la privacy, il nome dei loro autori. Un sentito ringraziamento per l’affetto con il quale i lettori seguono la vicenda.

ho letto oggi il comunicato dell’Editore con il quale, se non ho capito male, si assicura che la pubblicazione non cesserà ma non si fa alcun accenno al Suo contributo.

Ciò mi preoccupa perchè la Rivista che Lei ha creato e cresciuto fino agli attuali livelli di qualità – le assicuro apprezzata da tutti gli operatori – non può prescindere dalla Sua attività.

Non molli!

Cari saluti.

Egregio Prof. Virga,

poche parole per Lei.

Per dirLe che è importante non solo la Sua Rivista (chiedo venia agli eventi ma, per me, e resterà, la SUA Rivista), ma anche, e soprattutto, il Suo ruolo di impulso, coordinamento, aggiornamento e continuo vaglio della qualità della pubblicazione.

Non dubiti, Professore; anche se qualcuno vuol darcela a bere, leggendo Giust.it ci si accorge della Sua “mano”, di tutto l’impegno, la competenza e l’attenzione che vi profonde.

“Sovrintendere” non basterebbe a tenere in ordine le evoluzioni di un diritto pubblico in vorticoso cambiamento; impresa tutt’altro che agevole, data la confusione che ultimamente agita lo stesso Legislatore. Mentre Giust.it ci riesce.

La Sua “mano” si vede, come dicevo; e non c’è da stupirsi.

E’ così in tutte le arti, in tutte le applicazioni dell’ingegno umano in cui limitarsi ad applicare le regole della tecnica non basta, soprattutto quando si affronta una sfida grande come quella che Lei ha iniziato e vinto.

Ma dico! Occorre essere alieni per non rendersi conto che dirigere Giust.it è una fatica erculea.

L’aggiornamento attento e costante che Lei fornisce è quasi un miracolo in un Paese in cui l’editoria giuridica di un qualche pregio viaggia ancora a colpi di trattati elefantiaci, con aggiornamenti – ben che vada – biennali, mentre la normativa e la giurisprudenza scartano con la velocità di un felino in caccia.

Chi non lo capisce o non lo ammette è in malafede, oppure è avulso alle faccende del diritto nostrano; in entrambi i casi, farebbe meglio a tacere.

Stimatissimo direttore,

ho da pochi attimi finito di dare lettura al suo editoriale attraverso il quale esprimeva i sensi del profondo dispiacere per le vicende editoriali che porteranno, evidentemente, alla chiusura della interessantissima rivista.

Sono segretario generale in un comune della provincia di *** e, pur non essendo abbonato alla Rivista per motivi di budget d’ufficio (contavo di riuscire a farlo in forma personale), mi sono abituato a godere di quel poco di gratuito che mi è sovente offerto nelle newsletters e nelle pagine accessibili della rivista che, con tutti i limiti del caso, sono fonte di estremo interesse e occasione insostituibile di aggiornamento professionale.

Gli spunti che il suo accorato editoriale potrebbero offrire ad una discussione sono talmente tanti e tutti pregnanti da rendere impossibile affrontarli in questa sede.

Era mio precipuo interesse manifestarle invece, la gratitudine e la stima che ogni operatore del diritto amministrativo dovrebbe riconoscerle per il costante impegno profuso nell’ iniziativa editoriale che, se dovesse malgrado tutto essere giunta davvero al termine, le auguro e mi auguro possa trovare nuovi e più competenti estimatori in grado di offrirle nuove opportunità di dialogo con tutti coloro che, come il sottoscritto, di una guida di così elevato spessore sentono il costante bisogno.

Nella certezza che la tenacia e la passione per il diritto amministrativo che ella ha sempre manifestato le consentiranno di vedere in questa fase critica solo un passaggio verso esperienze migliori fondate sulle precedenti già ottime, e nella consapevolezza di poterla rileggere in altre pagine, le auguro il più cordiale buon lavoro.

Con stima

Gent.mo prof. Virga,

con sorpresa e rammarico apprendo della chiusura della rivista informatica.

La ringrazio vivamente per l’opera straordinaria realizzata in questi anni, spero che la decisione di chiusura possa essere evitata da successive intese con il Poligrafico, credo che la rivista da lei diretta, veramente esemplare per aggiornamento e profondità dei commenti, mancherà a tutti gli amministrativisti italiani

Speriamo per il meglio.

Un caro saluto

Egregio Professore,

mi dispiaccio per il suo collega del nord con la moglie dormiente (poveretto…), per i suoi detrattori (del Prof. Virga, non della moglie del collega del nord…), per Lei che tanto ha fatto, ma, egoisticamente, soprattutto per noi cultori del diritto amministrativo che rimarremo privi di uno strumento prezioso.

Di Giust.it ho sempre apprezzato infatti non solo i contenuti, ma anche l’efficienza tecnica e l’assenza di fronzoli grafici e banner pubblicitari.

Tuttavia sono certo che sentiremo ancora….navigare di Lei e di Giustizia Amministrativa.

Arrivederci dunque

Stimato professore Virga,

questa mia, unitamente alle tante altre che Le saranno giunte dopo la pubblicazione del Suo editoriale, vuole essere di completa solidarietà nei confronti di una persona che ha avuto la capacità, bando alla piaggeria, di costruire un portale di riferimento per tutti coloro che si trovano alle prese con gli aspetti più intricati e difficili del diritto amministrativo.

Presiedo la Segreteria Nazionale di un Associazione di categoria che riunisce al suo interno oltre 2000 aziende di produzione/gestione *** e come tale sempre alle prese con problemi che sovente trovano indicazioni e spunti in pubblicazioni o pronunce dei TT.AA.RR che ho trovato nel Suo sito sistematicamente.

Il venir meno di una simile attività di informazione colpirebbe mortalmente i settori più disparati, a fortiori quello del sottoscritto, con riflessi che difficilmente riesco ad intravedere e conseguentemente a prenderne le contromisure.

Comunque nella malaugurata ipotesi che codesto portale cessi la Sua attività, La prego, per quanto Le sarà possibile, di tenermi aggiornato su eventuale apertura di Suo sito corrispondente.

Con la migliore stima e cordialità ricordandoLe un celebre motto

Frangar non flectar!

Cordiali saluti.

Egregio prof. Virga

Mi perdoni la banalità se affermo di condividere in pieno il suo editoriale, ma è il mio pensiero sincero.

La sua tagliente ironia nei confronti di un Ente, (ora azienda) riuscito nell’impresa di comportarsi in modo grottesco lascerà il segno, dato che il confine che separa la meschinità dal coraggio di fare le cose è, per nostra fortuna, indelebile.

Come lettore e frequentatore del sito Lexitalia mi permetto di dire un ‘ultima cosa: non credo che Giust.it chiuderà i battenti il prossimo 11 luglio 2004; come l’araba fenice la Sua rivista risorgerà dalle ceneri della mediocrità per splendere più di prima, con buona pace dei suoi detrattori.

No, non sono parole di circostanza: come Lei, anch’io ci credo e se lo ritiene opportuno, può contare sulla mia umile disponibilità.

Con stima

Esimio Professore,

pur essendo tra i più fedeli collaboratori di storiche Riviste concorrenti con la “Sua”, nel piacevole ricordo di Suo padre (conosciuto in uno dei tanti Convegni a Varenna, a Villa Monastero), desidero esprimerLe i sensi della mia più profonda solidarietà nonchè della stima che, ogni studioso di diritto amministrativo, è tenuto ad avere nei Suoi riguardi.

Grazie Professore,

come la Sua rivista mi ha dato la forza della conoscenza in tanti momenti e scelte professionalmente difficili, così a me piacerebbe sostenerLa in un momento personalmente delicato.

Egregio professore,

Le esprimo anch’io piena solidarietà per il trattamento riservatole dal Poligrafico dello Stato, ma nello stesso tempo La invito a difendere con tutte le forze la rivista da Lei creata, divenuta per tutti gli operatori del diritto un insostituibile strumento di lavoro e aggiornamento professionale.

Sono un avvocato di Roma e ho fatto di Giust. it la home page del mio p.c; la mia giornata lavorativa si apre con la lettura della rivista che è insuperabile per la rapidità delle pubblicazioni e per la serietà degli approfondimenti.

La prego di fare il possibile e anche l’impossibile per consentire la sopravvivenza della rivista; spero che a tal fine possano esserLe di aiuto le numerose mails di stima e affetto che Le stanno arrivando da tutta Italia, e anche dall’estero.

Cordialmente

Chiarissimo prof.Virga

ho appena letto della chiusura della rivista Giust.it e sono incredula. La rivista è ormai diventata uno strumento indispensabile di lavoro. I problemi che si presentano e che si devono risolvere a chi lavora in una P.A. sono innumerevoli e Giust.it ci ha sempre dato una mano a farlo.

Non è giusto mollare, Vada avanti, tutti i suoi lettori La sosterranno.

La ringrazio per l’ottimo lavoro svolto e cordialmente La saluto

Ch.mo Prof. Virga,

ho letto, con la dovuta attenzione e rammarico, il Suo editoriale.

Lo scrivente, come Lei sa, è stato uno dei primi affezionati lettori della Sua rivista, che, nel suo piccolo, ha raccomandato ad amici e conoscenti.

Ho sottoscritto subito l’abbonamento, senza guardare al prezzo, che, come giustamente Lei ha ricordato, era superiore a quello di altre riviste informatiche, molte delle quali, tra l’altro, offrono i loro servizi, persino, gratis.

Sono sicuro che Lei non getterà la “spugna”: bisogna trovare il modo per far ragionare l’editore al fine di risolvere consensualmente e amichevolmente, il rapporto e la collaborazione e cercare un editore privato, che subentri.

La validità del prodotto agevolerà questo compito.

Auguri di ogni successo e cordiali saluti.

COMUNICATO

COMUNICATOSi comunica ai lettori ed agli abbonati che, con provvedimento della Registration Authority Italiana presso il CNR, è stata accolta la domanda di trasferimento del dominio, dal server dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato s.p.a. a diverso maintainer ed è stato conseguentemente ordinato al CED dell’IPZS s.p.a. di eliminare tutti i documenti presenti sul suo server relativi al suddetto dominio.

A seguito del trasferimento del dominio e della rivista presso altro maintainer, con conseguente ordine al CED dell’IPZS s.p.a. di provvedere alla distruzione dei documenti presenti sul suo server, di cui era semplice depositario, cessano le regolari pubblicazioni della rivista Giust.it.

A seguito della cessazione delle pubblicazioni della rivista che il Prof. Virga aveva fondato, lo stesso ha assunto la direzione della rivista (v. l’editoriale pubblicato in quest’ultima rivista intitolato: “Il lavoro è la migliore risposta (perchè dopo le vicende di, assumo la direzione della rivista LexItalia.it)”.

Il tormento senza fine dell’editoria in Italia

Il tormento senza fine dell'editoria in Italia
Il tormento senza fine dell’editoria in Italia

E’ ancora forte per tutti l’eco delle vicende editoriali che hanno di recente colpito il Corriere della Sera, con tanto di cambio di direttore e di linea editoriale.

In effetti, in questo particolare momento storico, non c’è impresa editoriale e, soprattutto, prodotto editoriale che non subisca gli influssi di un mercato improprio, nel quale non necessariamente le logiche imprenditoriali guidano le attività.

Pare oggettivamente curioso che qualcosa di simile coinvolga anche l’editoria giuridica. Non solo perché si tratta di un settore in qualche modo “di nicchia”, comunque non aperto alle grandi masse di lettori, anche se caratterizzato da un più che dignitoso volume d’affari e di produzione, oltre che da opere spesso di notevole pregio (con le eccezioni indicate dal Cons. Spagnoletti nel suo interessante editoriale).

Ma anche e soprattutto perché ci si potrebbe aspettare che l’editoria “giuridica” in quanto tale sia anche asettica, corretta, guidata in modo illuminato da editori ai quali sia chiaro il proprio compito: l’approfondimento scientifico di una materia, il diritto, che in questi anni vive di un’evoluzione talmente ampia e complessa, che l’approfondimento non è più soltanto attività di tecnici e docenti universitari, ma patrimonio indispensabile anche degli operatori che solo con riviste come Giust.it possono trovare riscontro e conforto nella loro azione quotidiana nei ristrettissimi tempi di apprendimento ed adattamento alle nuove norme che l’inseguirsi delle leggi impone.

Ciò che stupisce è che il protagonista della vicenda di ordinaria destrutturazione dell’informazione sia un soggetto pubblico, per quanto trasformato in società per azioni. Il Poligrafico dello Stato è rimane un baluardo dell’editoria giuridica pubblica, cioè di tutti. Ha per anni svolto un ruolo prezioso. Ha per anni accresciuto tale ruolo, sapendo gestire il valore aggiunto che Giust.it ha saputo dare al suo programma editoriale.

La responsabilità di simile ruolo dovrebbe indurre l’editore ad agire per fare evolvere e crescere un prodotto che gli fa da traino e che gli assicura visibilità e successo editoriale. Rimane sospesa nel vuoto la domanda sul perché così importante ed istituzionale editore segua l’esempio non virtuoso del “vento editoriale nazionale” e non si dedichi a dare ai fruitori dei suoi prodotti risposte, come la garanzia della continuità delle pubblicazione di una rivista di successo.

Un editore attento alle risposte del mercato sa che un prodotto editoriale non è solo suo. E’ anche dei lettori, degli abbonati, di coloro che utilizzano a vario titolo il prodotto. Ma soprattutto di coloro che nel prodotto vedono uno strumento di aggiornamento professionale e di lavoro.

Giust.it è universalmente vista così. Giust.it, dunque, dovrebbe essere, deve essere considerata un prodotto editoriale da preservare, da curare e migliorare.

Ma un simile prodotto, oltre ad essere dei lettori, è anche del direttore. L’editoria conosce altri esempi di connessione stretta tra prodotto e direttore. Subito il pensiero va al Giornale “di Montanelli”. Ma c’è stato anche una Repubblica “di Scalfari”, un Mondo “di Panunzio”.

Ecco, Giust.it è “di Virga” senza Giovanni Virga, che l’ha inventata, fondata, lanciata, rafforzata con il supporto del Poligrafico, non sarebbe la stessa cosa. Sarebbe una cosa “altra”, una rivista priva di alcune caratteristiche che tutti conoscono, ma che forse è il caso di ricordare.

Una rivista innovativa. Non solo per le qualità del prodotto, ma anche per i contenuti. Giust.it porta alla conoscenza di tutti in tempi velocissimi una messe di pronunce giurisprudenziali enorme, di grande qualità soprattutto perché non segue, ma accompagna l’evoluzione giurisprudenziale. Giust.it è stata capace di far vedere giorno per giorno il mutare degli orientamenti giurisdizionali, così da rendere il diritto vivente cronaca di ogni giorno. E’ la prima volta in assoluto che una rivista giuridica si è mostrata capace di governare l’attualità.

Non solo. Giust.it ha dato spazio a tutti gli orientamenti, giurisprudenziali e dottrinali. Con una vastità di orizzonti propria della lungimiranza e capacità professionale del suo direttore, che anche qui ha innovato, ponendosi in una posizione di rottura degli schemi di un mondo editoriale spesso eccessivamente attento ad equilibri e paludature che non sono certo utili agli operatori concreti, coloro che hanno decretato il vero successo di

Siamo in attesa di leggere presto l’editoriale che annunci il superamento di una fase, forse inaccettabilmente lunga, particolare, nella quale il vento dell’editoria ha spirato troppo forte anche su una rivista che doveva rimanere al riparo da simili pulsioni.

La rivista “di Virga” ha le carte in regola per continuare ad essere quello che è e per crescere ancora.

Cronaca di una “morte” annunciata e della speranza di una gloriosa “resurrezione”

Cronaca di una “morte” annunciata e della speranza di una gloriosa “resurrezione”La lettera del Direttore di è una analisi lucida, dolorosa, impietosa di un rapporto turbolento con un editore (pubblico!) più o meno insensibile, a quanto pare di capire, alle ragioni, vere e autentiche, dell’esistenza di una rivista internet assolutamente unica nel panorama pubblicistico della “rete delle reti”.

Sullo sfondo essa contiene, però, a voler solo ragionare anche superficialmente sul senso complessivo dell’esperienza della rivista, importanti elementi di riflessione sullo “stato dell’arte” della nostra cultura giuridica all’alba, calda e umida (!), del terzo millennio.

Non è mistero “glorioso” né si fa torto a nessuno se si sostiene che il panorama complessivo dell’editoria giuridica nazionale è tutt’altro che esaltante.

A parte le edizioni, prima “provvisorie” poi (aimé) definitive delle tante monografie scritte a fini concorsuali, l’alluvione di opere divulgative che inseguono l’attualità normativa, i troppi “bignamini” di cassetta e di dubbia qualità scientifica, è un dato di fatto la crisi delle riviste giuridiche tradizionali, ovvero cartacee, i cui tempi di pubblicazione mal si conciliano con la velocità e l’urgenza dell’aggiornamento normativo, giurisprudenziale, in qualche modo anche dottrinale, in un mondo giuridico ormai senza confini e nei quali, nonostante le “specializzazioni” e forse anzi proprio a causa di queste, è sempre più essenziale uno sguardo d’assieme fuori dagli steccati delle discipline giuridiche coltivate per mestiere (magistrati, avvocati, professori) o per passione (spiriti speculativi, per quanto pochi siano in giro).

Le ragioni del successo di sono proprio nell’intuizione, formidabile nel 1996 quando davvero pochi possedevano un modem e potevano collegarsi alla rete, di lanciare una rivista “diversa”, affidata ad un supporto “virtuale” quali sono le “pagine” del web, e non per questo però meno “solida” di una rivista cartacea, perché capace di compendiare i pregi di quest’ultima (sentenze, articoli, note, pagine web si possono “importare” e stampare) e le virtù di uno strumento assolutamente nuovo (all’epoca e nell’esperienza italiana), rivoluzionario, veloce, capace di garantire aggiornamenti in tempo reale.

Giovanni Virga ha scoperto il “nuovo mondo” dell’informazione giuridica, lo ha esplorato nelle sue possibilità e dimensioni, ha dato alla rivista un taglio grafico originale, accattivante, inconfondibile, con un’organizzazione dei contenuti di grande funzionalità nella suddivisione del materiale in sezioni di immediata percepibilità e agevole fruibilità, che agevola il lettore nell’individuazione dei “documenti” che volta a volta possono più interessarlo, con la “invenzione” di dossier tematici che raggruppano materiali per argomenti, con una banca dati di ricerca modulata in base alle esigenze più varie.

Con il proprio impegno quotidiano e i sacrifici che solo una grande passione civile, ancor prima che scientifica e divulgativa, può motivare, il Direttore di Giust.it ha creato uno strumento davvero prezioso e insostituibile di informazione, approfondimento, formazione: quante mogli o fidanzate o compagne (teniamo conto anche delle “nuove” famiglie allargate!) sono state e sono tradite quotidianamente con?

Vi è però, anche oltre l’opera assolutamente pionieristica e meritoria di Virga, un valore aggiunto che Giust.it ha saputo creare in questi anni: l’affermazione di una informazione giuridica tempestiva, di qualità, capace di aprire una “finestra” su mondi prima sconosciuti al grande pubblico dei lettori e riservati agli “specialisti”, su quell’oggetto sempre un po’ opaco ed oscuro che è, per l’opinione pubblica più allargata e non specializzata, il diritto amministrativo, sostanziale e processuale, con le sue tumultuose trasformazioni, tra dimensione comunitaria, delegificazioni, privatizzazioni, emersione di nuove tutele (come non pensare alla c.d. risarcibilità degli interessi legittimi?), nascita di nuovi modelli di servizi pubblici e nuovi soggetti di diritto amministrativo.

E’ questo, forse, il merito più grande della rivista: aver saputo offrire uno strumento di esercizio del diritto all’informazione nella sua accezione costituzionale più densa e pregnante, come precondizione essenziale della formazione di una opinione pubblica e quindi di esercizio dei diritti di partecipazione democratica.

E’ possibile rinunciare ad una rivista come?

Di più, è possibile immaginare Giust.it senza la guida del suo fondatore e direttore ? (questo pare di capire sia l’intendimento del comproprietario del dominio, a giudicare dal comunicato pubblicato, quasi a mo’ di postilla all’editoriale di Giovanni Virga, anche se non è del tutto chiaro come ciò possa avvenire senza il consenso dell’altro comproprietario, vale a dire proprio il fondatore e direttore).

Le tante e-mail di solidarietà che la fine sensibilità di Giovanni Virga ha inteso mantenere anonime offrono un coro che parla con una sola voce, chiara e forte, e sembra fornire una concorde, unanime, risposta, che forse il comproprietario del dominio farebbe bene a non trascurare, poiché una rivista vive e cresce anche per il “valore aggiunto” e la credibilità scientifica che il fondatore sa assicurargli, a sua volta veicolo per contatti e collaborazioni che non appare scontato si “traspongano” in un diverso contesto organizzativo.

Queste lettere, assieme alle ragioni dell’alto ruolo civile e democratico che la rivista ha assolto in questi anni, indicano una strada che, al di là di ogni questione sulla utilizzazione del dominio registrato, appare leggibile e chiara.

Se “muore” ., quella che i lettori conoscono ed apprezzano, non è difficile preconizzare che essa dovrà risorgere altrove, e sotto la stessa guida, in un mondo, qual è la rete delle reti, che per fortuna è ancora, in buona parte, il “dominio” della libertà (e della partecipazione).

Ringraziamento per i messaggi di solidarietà pervenuti dopo l’editoriale

Emails di solidarietàDopo la pubblicazione dell’editoriale di lunedì, ho ricevuto diverse telefonate e tantissime e-mails (di cui quelle di seguito riportate – omettendo, per ragioni di tutela delle privacy, il nome dei loro autori – costituiscono solo una minima parte).

Avevo cominciato a rispondere privatamente ad esse, ma ho dovuto abbandonare il proposito perché le e-mails, piuttosto che diminuire, aumentano (ne è arrivata una pochi minuti fa, assieme ad altre, perfino dalla Spagna).

Nell’impossibilità di farlo singolarmente, voglio ringraziare di cuore tutti i lettori che hanno espresso solidarietà con i loro messaggi. Fa piacere sapere che non si è soli in questo difficile momento. (G.V., 2 luglio 2003).

Chiarissimo professore,

massima solidarietà al Suo editoriale, di altissimo livello sia dal punto di vista della serietà del rapporto con i lettori che dal punto di vista umano.

Che dirLe, o permettersi di dirLe?

Lo ha scritto Lei «Ma a tutto c’è rimedio in questa vita; d’altra parte, chi conosce bene Internet, si è già reso da tempo conto che un dominio non è altro che una etichetta e quel che veramente conta è chi ci sta dietro e coloro ci lavorano (ammesso che questi ultimi abbiano tempo e voglia di continuare).»

Ecco, il punto è questo: Giust.it è insostituibile, o meglio nel Web non esiste una esperienza seria del genere e ritengo che gli emuli non potrebbero che rimanere tali.

Con cordialità e stima

(Dalla Spagna)

Ho letto veramente commosso, l’editoriale inserita nella rivista, e voglio volontieri, ringraziarli per il lavoro svolto in questi 6 anni.

Come avvocato della pubblica Amministrazione, pur essendo nella Spagna, mi ho collegato in pratica giorno tra giorno alla rivista Giust.it, che dai primi numeri, è stata a mio parere, un luogo di approfondimento veramente straordinario nell’ottica del diritto positivo quanto della dottrina amministrativa, un riferimento ottimo e inescusabile.

Questa coraggiosa avventura de Giust.it -la editoria è un’avventura sempre- deve continuare, da una parte per propio diritto e da l’altra per il bene dei lettori, e non può morire. Il lavoro svolto per lei, -è vero- ha bisogno di riconoscimenti morali ed adeguato supporto, come disse, (e li chiedo scusse per non averlo fatto prima), ma, deve contiuare, rinascere sempre più, esplodere, estendersi…

Tante sono le rubriche nei quali ho avuto la possibilità di avere un rapporto con il diritto positivo italiano, che mi ha fatto aprire la mente a una concezione nuova, più integrale di quello che accade nel mondo del diritto in altri paesi, segnalatamente in Italia, e capire in profondità quelli fili d’oro che intrecciano gli ordinamenti amministrativi, in somma di quello che sia il diritto.

Sono vicino a lei nel dolore che espressa nell’editoriale, non sa quanto, e chiedo alla Madonna, anche per lei, particolarmente in questi giorni, ma mi pare (mi permetta il suggerimento) che doveva continuare a fare questo lavoro tanto impegnativo, assai lucido, perché è importante ed importa.

Sono sicuro, che, al di là delle questioni di proprietà, Giust.it, è diventata un valore per tutti, qualcosa di universale è nella sua natura, e non è esaurita, perché rimarrà…

Gentile Professore,

ho letto con grande rammarico la Sua lettera di “commiato” e, pur comprendendo la Sua grande amarezza, Le scrivo per consigliarLe semplicemente di NON MOLLARE !

Al di là delle controversie con l’IPZS Gli strumenti tecnici e giuridici per continuare l’esperienza di  credo che non manchino.

Cordiali saluti

Gentile Prof. Virga, innanzitutto voglio significarle tutta la mia solidarietà per gli eventi che la porterebbero a porre fine alla rivista La lettura del suo editoriale mi ha profondamente colpito perchè non pensavo – e non per ingenuità – che la meschinità degli interessi personali ed economici potesse arrivare a tanto, perfino in un settore così “di nicchia” ! D’altronde si vedano le recenti vicende del Corriere della Sera.

Comunque, nonostante la Sua comprensibile reazione emotiva, la inviterei a non mollare ed a individuare un altro modo alternativo per far vivere Giust.it che è sicuramente una delle migliori riviste di settore non solo online e un punto di riferimento per tutti gli operatori del diritto in qualsiasi ambito operino.

Continuare l’esperienza della rivista non è solo un atto di rispetto verso tutti coloro , abbonati e non, che finora l’hanno sostenuta con successo ma soprattutto -credo- un modo efficace a difesa della libertà di stampa, di parola e di pensiero spece in campo giuridico e soprattutto di questi tempi. Non permetta che tutto questo passi come una faccenda personale – farebbe torto alla sua intelligenza – ma credo che vi sia spazio in internet – non è la rete delle reti?- per Giust.it (o come si vorrà diversamente chiamarla in futuro) e che vi sia qualcuno economicamente e culturalmente interessato a produrla. Gli abbonati non mancheranno!

un grosso in bocca al lupo per tutto.

ad maiora !

Alla c.a. Prof. Giovanni Virga,

Egregio Professore,

ho appena letto il suo editoriale sulla chiusura di Giust.it e delle relative motivazioni.

Pur non essendo un abbonato alla predetta rivista, ho avuto modo di approfondirne i contenuti “in chiaro” e di apprezzare l’ottimo servizio offerto in virtù del lavoro suo e degli altri collaboratori: più volte ho anche pensato di inviarvi alcuni miei articoli che ho abbozzato in tema processual-amministrativo, ma per mancanza di tempo non ho mai avuto il tempo di rifinire i predetti.

Proprio per tale motivo, conoscendo anche la sua preparazione in subiecta materia avendo letto alcuni suoi testi (in particolare ho apprezzato molto il libro sull’attività istruttoria nel processo amministrativo), le chiedo di non abbattersi per le difficoltà incontrate e di pensare a continuare la predetta attività: e ciò anche solo on line ed anche con altro dominio, qualora non fosse possibile mantenere il vecchio. Le do tutta la mia solidarietà per le condotte di cui è rimasto vittima, ed un incoraggiamento a proseguire sulla strada che pioneristicamente ha tracciato.

Con stima,

Caro direttore,

sono profondamente dispiaciuto, sia sul piano personale che professionale, per le notizie che leggo sull’editoriale.

La lettura della sua rivista elettronica e le newletter sono state in questi anni un appuntamento costante al quale mi sono affezionato.

Spero che siano recuperabili i rapporti con IPZS.

In caso contrario, caro Direttore la invito a proseguire la sua “avventura” su internet con un nuovo dominio.

Stimatissimo Professore,

sono un assiduo lettore della rivista fin dal 1998 ed ho anche avuto l’onore di dare un modesto contributo come collaboratore esterno con una nota a commento di sentenza, pubblicata su Giust.it e sulla rivista Giustizia amministrativa.

Mi sento di ringraziarla per la pregevole iniziativa editoriale da Lei condotta in questi anni (insieme, naturalmente, ai suoi collaboratori), nel convincimento che essa abbia veramente contribuito alla crescita di quella cultura giuridica sempre più indispensabile da parte degli operatori del diritto e della Pubblica Amministrazione.

Sono rimasto molto colpito dal Suo editoriale di qualche giorno orsono e mi sento di rivolgerLe, per quanto possa servire, la più sentita solidarietà.

Mi auguro sinceramente che i contrasti sorti con l’editore si risolvano positivamente nei prossimi mesi, perchè ritengo Giust.it una vera ricchezza per la collettività.

In ogni caso, mi auguro che, dopo la più che comprensibile amarezza del momento, Lei non perda quella passione e quell’entusiasmo che possano, in futuro, spingerLa ad assumere altre iniziative analoghe.

Con viva cordialità e stima.

Ho letto con incredulità il Suo editoriale sulla fine dell’esperienza con il Poligrafico, e sulla probabile fine della Rivista Giust.it.

Ho deciso di inviare questo messaggio per farLe pervenire la stima per il lavoro gravoso che ha svolto, e la solidarietà per le insinuazioni che ha ricevuto.

Credo di essere uno dei primi abbonati della rivista, e non Le nascondo il mio stupore per ciò che sta avvenendo.

Anch’io sono fermamente convinto che rivista abbia avuto un grandissimo successo grazie alla bontà del prodotto offerto, ed al fatto che è divenuto uno strumento di lavoro per gli operatori, del tutto innovativo nel suo genere, approfondito ed aggiornato.

Personalmente lo utilizzo giornalmente per il lavoro, e lo trovo di grandissima utilità.

Non so quale possa essere il mio contributo per aiutarLa a tenere in piedi questa iniziativa, o per trasferire il lavoro svolto e l’esperienza acquisita in una analoga iniziativa.

Una cosa però posso fare: esprimere a Lei ed ai suoi collaboratori il mio ringraziamento per il lavoro che ha svolto.

Non ho difficoltà a credere quanto sacrificio possa esserLe costato mettere in campo un’iniziativa così importante, caratterizzata da un’altissima professionalità, e senza essere condizionato da sponsor di vario tipo che troppo spesso trasformano anche le iniziative più serie in contenitori per vendere il prodotto reclamizzato.

Ritengo che la vicenda della Rivista, e quella Sua personale di Direttore, rappresenti un esempio di quanto sia difficile in Italia, in questo momento, mantenere la propria autonomia e la propria dignità personale.

Spero che Ella riesca a salvare questa esperienza, e soprattutto a riproporla perchè diversamente verrà a mancare uno strumento importantissimo per gli operatori del diritto amministrativo.

Sarebbe una sconfitta per tutti.

Da parte mia, oltre a confermarLe la mia adesione, ed a rinnovarLe la solidarietà, Le manifesto la disponibilità ad aderire alle iniziative che Ella vorrà indicarmi per mantenere viva questa esperienza.

Le porgo i miei più cordiali saluti ed auguri.

Desidero esprimerLe il mio più sincero apprezzamento per il lavoro svolto, e il mio rammarico per la chiusura dell’esperienza di giust.it di cui ci ha informati con l’ultima mail.

Saluti

Ho letto il suo editoriale relativo alla chiusura della rivista; sono allibita. E’ un vero peccato che uno strumento di lavoro così agile vada perso. Mi auguro che, nonostante l’amarezza che ha espresso nel suo articolo, possa essere trovata una soluzione corretta, rispettosa dei rispettivi ruoli che consenta la prosecuzione dell’attività della rivista.

La saluto e la ringrazio per l’attività svolta.

Egregio professor Virga, leggo con rammarico la notizia della ormai prossima chiusura della rivista telematica “Giust.it”.

Sono una giovane praticante avvocato e “sfoglio” la Sua rivista dal giorno della laurea. Oramai per me (e per molti altri miei colleghi) Giust.it è divenuta insostituibile perchè, con la completa selezione giurisprudenziale, gli articoli, le pagine di approfondimento, mi ha sempre fornito validi strumenti per affrontare e risolvere i quesiti che mi venivano e mi vengono sottoposti.

Ma l’importanza e il valore (si direbbe “istituzionale”) di tale rivista è testimoniato anche dal fatto che vari Manuali ed opere monografiche di diritto / giustizia amministrativa riportano alcune massime come pubblicate su “Giust.it”.

Il fatto non ha bisogno di ulteriori commenti. Questa mia breve nota non ha certo la pretesa sortire l’effetto della permanenza in vita (sotto la Sua direzione) della rivista; essa vuole solo esprimere un ringraziamento di cuore a chi, in tutti questi anni si è impegnato a fornire un “servizio” di qualità eccelsa agli operatori del diritto.

Grazie

Egr. Professor Giovanni Virga, “sfoglio” da circa tre anni la rivista in formato elettronico da Lei diretta essendo uno dei tanti “visitatori”, pressochè quotidiani, sebbene non abbonato.

Mi permetta due parole di presentazione: sono un laureato in giurisprudenza, che ha trovato lavoro in un ente pubblico. Attualmente presto servizio come assistente amministrativo presso l’Università di Torino e, come tanti nella mia situazione, spero di poter migliorare la mia posizione lavorativa. Per questo è importante che lo studio non si fermi al momento della discussione della tesi di laurea, ma continui con un costante aggiornamento professionale; gli strumenti sono diversi e sovente il laureato si trova nella difficoltà di scegliere quali possono essere i più efficaci. Per me (ma anche per altri miei colleghi, glielo posso assicurare), la frequentazione di www.giust.it è stata utile per avere non solo spunti critici, ma vere e proprie tracce di studio su argomenti di carattere generale e specifico.

Nel suo ultimo articolo “Fine dell’esperienza con il Poligrafico e, purtroppo, anche di Giust.it”, leggo molta tristezza e amarezza e lascia trasparire il sospetto che si sia voluto fare affondare un lavoro tanto invidiato, quanto copiato.

E’ sconfortante leggere ciò che scrive quanto ad invidie, critiche e falsità dette scritte e ripetute sul Suo conto, ma è inutile negarlo: questo è il mondo in cui ci troviamo, volenti o nolenti, a vivere. Certo che non deve essere facile accorgersi di avere terra bruciata attorno e non sentirsi riconosciuti per il lavoro svolto sottraendo tempo agli affetti a noi più cari.

Questa mia forse troppo lunga e-mail ha il solo scopo di ringraziarLa per quanto ha fatto, per come l’ha svolto e per dirLe che comunque vada a finire (il mio lavoro, come la sua Rivista), il suo contributo non sarà stato inutile. I suoi articoli (come quelli dei suoi collaboratori) trovano spazio nella mia biblioteca o in una cartella del mio hard-disk e nella Sua chiarezza di pensiero, ho ritrovato quella di Suo Padre, sui cui testi ho preparato gli esami di diritto amministrativo. A volte (ma solo i Grandi ci riescono), anche nel diritto c’è un aspetto ludico (si può dire? Ma certo che si può!!), che trascende le norme e giunge allo spirito di esse; perchè se, come diceva il suo conterraneo Pirandello, le parole sono plasmabili come creta, il fascino del diritto sta proprio nella possibilità di intravedere più soluzioni e poi sceglierne una.

Diversamente, se ad ogni domanda trovassimo una sola ed unica risposta, ridurremmo la scienza a mera-tecnica.

Grazie per il Suo lavoro, con devozione, …

Gentilissimo Professore,

volevo esprimerLe la mia solidarietà per l’impegno profuso in questi anni, per il tentativo di svecchiare gli studi giuridici con uno strumento che fosse di immediata consultazione, rapido ma sempre professionalmente valido. Purtroppo, come dice Lei giustamente, chi ha successo o introduce innovazioni in questo paese non ha vita facile. Soprattutto, poi, nel Suo mondo, quello accademico, che tutti i laureati hanno avuto la ventura di conoscere e non sempre (anzi in occasioni molto rare) con esiti confortanti.

Spero soltanto di poterLa rivedere al più presto sulla Rete impegnato in qualche altra iniziativa editoriale e non posso che offrirLe il mio modesto contributo qualora fosse necessario per sostenere le Sue nuove iniziative. E non si preoccupi per la denominazione Giust.it, in fondo, come sostenevano i sostanzialisti medievali, nomina sunt flatus vocis. Anche con un altro logo e un’altra denominazione, sarà sempre una Sua rivista, una parte della Sua vita.

AUGURI

Con tanto dispiacere ho letto l’editoriale ed i motivi che porteranno alla chiusura di Giust.it, diventata un punto di riferimento stabile da molto tempo. Ricordo lo stupore di quando vidi che gli aggiornamenti venivano effettuati anche nei giorni di festa, vacanze di Natale comprese, e spero che ci sarà comunque una formula per continuare. Un grande grazie con tanto affetto

ho letto ora con assoluta incredulità l’editoriale. Seguo da sempre giust.it, divenuta ormai per me un riferimento utile e sicuro, e sono fiduciosa che la vicenda possa evolversi positivamente. Diversamente sarò felice di poter seguire sue nuove iniziative editoriali alle quali auguro, fin da ora, pieno successo.

sono un avvocato che collabora con un Ente pubblico ed inoltro la presente al fine di sensibilizzare la vostra attenzione, semmai ce ne fosse bisogno, riguardo l’eventuale chiusura del portale internet www.giust.it.

L’uso che il sottoscritto fa del sopracitato portale è pressochè quotidiano e, pur non essendo abbonato, trovo molto utile e costruttivo esaminare la home page continuamente aggiornata;nel mio caso, vista la giovane età, è uno strumento che, nella maggior parte dei casi, compensa la mia scarsa esperienza, contestualmente all’ottimo servizio di aggiornamento riguardo la legislazione e, soprattutto, i commenti da parte di illustri esponenti del mondo giuridico.

La bontà del servizio che giust.it fornisce trova ulteriore fondamento nel fatto che tale strumento è di supporto anche e soprattutto per affermati Avvocati, giuristi e tutti coloro che ritengono di integrare la loro preparazione e conoscenza già di ottimo livello.

Va da sè la conclusione della presente mail, e cioè che ritengo notevolmente negativa un’eventuale decisione da parte della S. V. riguardo la chiusura del portale

ho letto con rammarico che la rivista Giust.it chiuderà alla fine dell’anno corrente.

Concordo pienamente con Lei nell’affermare che in questi anni il vostro editoriale è divenuto per noi (tecnici comunali) un punto di riferimento al quale guardare per lo svolgimento quotidiano della nostra attività; mi chiedo quindi se possa essere utile una eventuale raccolta di firme da parte Vs. per la risoluzione della situazione in essere.

Ribadendo comunque la massima stima per il Vs. lavoro, porgo distinti saluti.

ho letto stamattina con profondo dispiacere il suo annuncio sulla cessazione dell’attività della rivista.

Anche io, come il suo collega del nord, ho sempre aperto la mia mattinata lavorativa collegandomi con Giust.it, cui l’Ente mio datore di lavoro (l’Università di Pisa) è da tempo abbonato, ed ho sempre ritenuto la rivista un preziosissimo ed ormai irrinunciabile strumento di lavoro.

Nel leggere le accuse che Le hanno rivolto, trovo davvero ridicola fino all’inverosimile quella che Giust.it copierebbe le massime di altre riviste, visto il netto anticipo rispetto a queste ultime con cui pubblica le sentenze. Anzi a me è accaduto varie volte che la mia ex (fino a due mesi or sono) dirigente mi mandava fotocopie di sentenze da Il Consiglio di Stato o Il Foro Amministrativo, dimenticandosi che io le avevo già date a lei qualche mese prima, in quanto scaricate da Giust.it. Da ultimo l’episodio è accaduto con l’Adunanza Plenaria n. 1/2003 sull’impugnazione dei bandi di concorso.

Probabilmente, come Lei ha osservato in chiusura dell’annuncio, il grande successo della eivista non deve aver fatto piacere a molti.

Comunque stia tranquillo, perchè sono certo che gli utenti sono tutti con Lei.

Ritenendomi orgoglioso di avere avuto anche un articolo pubblicato su Giust.it (in materia di concorsi interni nel numero 2/2003), La invito “a non mollare” e Le porgo distinti saluti.

E’ con grande dispiacere che ho letto l’editoriale di G. Virga. Vi ringrazio per la preziosa opera di approfondimento e aggiornamento. Spero di poter ritrovare presto all’opera il vostro staff di giuristi.

Gentile Professore,

ho appena letto la comunicazione relativa alla cessazione della rivista giust-it. Mi permetto di scriverle per scongiurarla di non dare esecuzione a tale decisione, pur comprendendo profondamente l’amarezza che ne e’ al fondo. Comprendo bene perche’ anche io, nel piccolo dell’esperienza del Bollettino Segretari Comunali e Provinciali, sito e newsletter, ho provato e continuo a provare amarezze di ogni genere. Cerco però di andare avanti perche’ credo che, comunque sia, si tratti di un’esperienza che non puo’ non fare riflettere qualcuno ed essere anche di qualche utilità.

Giust.it è una rivista assolutamente unica nel suo genere, di una utilità incredibile, di una tempestività davvero efficace: privarne i lettori sarebbe sinceramente una cattiveria. Pubblicare uno strumento di lavoro, qual’e’ Giust.it, in qualche modo, rappresenta una missione e come tale puo’ richiedere, com’e’ nei fatti, un sacrificio sotto il profilo umano: la prego di non cedere e di non far vincere la parte peggiore.

In ogni caso riceva i sensi della mia stima ed i migliori auguri per la sua attività. La prego, come sempre, di porgere i miei deferenti ossequi a suo padre.

leggo con disappunto e rammarico il suo editoriale; la rivista internet da Lei diretta è ormai da tempo un mio fedele ed affidabile compagno di lavoro, certamente non facilmente sostituibile.

Sono certo che molti altri, come me, vorranno sostenerla augurandosi che ciò possa in qualche modo influire sulla sorte della rivista, o almeno sulla volontà sua e dei suoi collaboratori di proseguire con un analoga iniziativa.

con i migliori saluti

E’ con stupore che stamattina ho letto il suo editoriale. Vorrei esprimerLe tutta la mia solidarietà e invitarLa a non lasciare. La Sua rivista è quanto di meglio offre il mercato su internet in questo momento. Solo il pensare di non potere più accedere a Giust it. tutte le mattine mi fa sentire più solo atteso che sono il dirigente responsabile del servizio legale di una piccola ASL piemontese e solo l’accesso a strumenti informatici come Giust.it (Ho fatto sottoscrivere dal mio Ente l’abbonamento fin da quando è stato attivato), mi consente di svolgere il mio lavoro con decenza. Davvero, egoisticamente, non lasci. Se è possibile in qualche modo sostenerLa me lo faccia sapere.

Cordialmente

Gent.mo Prof. Virga,

ho appena letto il Suo editoriale sulla rivista Giust.it e sto approfittando del collegamento internet dell’ufficio per manifestare tutta la mia solidarietà e nello stesso tempo ringraziarLa per il lavoro svolto.

Da quando il comune presso il quale lavoro ha attivato l’abbonamento, la prima cosa che faccio in ufficio e dare un’occhiata alla Sua rivista: occupandomi degli affari legali e delle gare di appalto infatti l’aggiornamento e una cosa indispensabile (comunque non solo per il lavoro ma anche per la mente).

Non mi dilungherò oltremodo: spero che utilizzi la Sua esperienza in altre attività editoriali che sono sicura avranno un grandissimo successo!

Ho letto il suo editoriale di oggi e, per quanto possa valere questo breve messaggio di uno sconosciuto lettore, le dico di non mollare nella sua passione e le auguro di dirigere quanto prima un’altra rivista internet, di cui gradirei essere informato della nascita.

Cordiali saluti

Chiarissimo Professore,

Ho appena ultimato la lettura del Suo editoriale.

Sintetizzo le righe che seguiranno così: non molli !!!

Il lavoro che lei ha autorevolmente (e,a quanto leggo nel Suo, faticosamente) portato avanti in questi 6 anni è stato, e confido sarà, un caposaldo della scienza giuridica elettronica.

Giust.it è stato da subito, ed è tutt’oggi, un punto di riferimento per il giurista che si appresti ad entrare in rete.

Non sono sposato (come il Suo collega del nord), e Giust.it non è il primo sito che visito ogni mattina, ma le assicuro che 2-3 volte al giorno ci capito, sempre. Come me tanti e tanti altri utenti: da studenti prima, da professionisti poi.

Sarebbe tautologico soffermarsi sui pregi della rivista e sulla sua essenzialità per qualunque operatore del diritto.

A quanto pare, avremo solo un altro anno a disposizione. Non può, non deve, finire così. Il “prodotto editoriale” Giust.it è uno dei più forti, uno dei più visitati (da un pubblico, tralaltro, affatto diverso da quello degli altri siti giuridici), chiuderlo sarebbe una perdita per tutti. E il fatto che Lei sia circondato da detrattori non può che significare che queste mie brevi conclusioni sono veritiere: solo che ben lavora è aspramente criticato.

Non so come siano realmente le condizioni del Suo rapporto con il Poligrafico, ma credo che di editori interessati a Giust.it si possa fare un mozartiano catalogo.

So bene che la solidarietà che Le esprimo non sarà utile a risolvere la questione, ma, comunque sia, non molli Professore, lotti per la Sua rivista. Lotti per la “nostra” rivista.

La saluto cordialmente, e, comunque andrà a finire, la ringrazio

chi Le scrive è uno studente ventiquattrenne (ormai prossimo alla laurea) della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, con la passione per il diritto amministrativo e tesista nella stessa materia. Ha appreso con sincero dispiacere la notizia della prossima chiusura della rivista internet da Lei magistralmente diretta ormai da più di 6 anni e che ha costituito per me, dalla sua “scoperta”, un quotidiano e prezioso strumento di studio ed approfondimento. Tra i tanti messaggi di stima e solidarietà che riceverà nei prossimi giorni dai numerosissimi ed affezionati lettori della rivista questa lettera intende essere un gesto di riconoscenza verso chi ha generosamente contribuito in questi anni alla diffusione del sapere giuridico e alla mia crescita professionale.

La saluto molto cordialmente con la speranza e l’augurio di poter presto apprezzare nuovamente in internet i Sui lavori.

Semper ad maiora

Le esprimo la mia personale solidarietà dopo aver letto delle vicissitudini che stanno interessando la rivista Giustizia Amministrativa.

Ritengo, sia per la mia attività professionale che per l’evoluzione della cultura giuridica e della dialettica ad essa correlata, che la rivista così come concepita e così come si è evoluta negli anni rappresenti uno strumento ormai insostituibile per la quotidiana attività di ciascuno di noi.

Le chiederei quindi, anche questa volta, di non mollare!

Come sempre, in qualunque forma la rivista dovesse continuare ad esistere (con lo stesso spirito con cui è stata concepita) Le assicuro il mio sia pur modesto e – purtroppo – episodico contributo.

Illustre Direttore,

ho letto oggi il suo editoriale e intendo manifestarle tutta la mia solidarietà.

Non mi stupisco affatto del comportamento dell’IPZS. E’ sufficiente osservare lo scandalo rappresentato dal livello ancora embrionale dei servizi normativi in rete (rispetto a quell’esempio di perfezione che è il sito dell’Unione europea) e dall’assoluta mancanza di informazioni sulla giustizia civile e penale nel sito gestito dal Ministero competente e dallo stesso IPZS (salve quelle poche sentenze rapsodicamente pubblicate).

Quale lettore della Sua Rivista ho avuto modo di apprezzarne la straordinaria utilità in questi anni (di fronte all’immensa quantità di informazioni disponibili sul Web sono indispensabili quei servizi che filtrano scientificamente il “rumore di fondo” facendo emergere le sole informazioni utili) e ho avuto anche l’onore della pronta pubblicazione di un precedente del TAR Latina da me inviatole.

Se vorrà continuare in questa Sua gravosissima impresa mi avrà fra i Suoi lettori (e abbonati) fedeli, come penso altre migliaia di persone. Il Web (come il vecchio Far West) è ancora abbastanza grande per chi ha voglia di esplorarlo. Basterà cambiare nome e dominio della Rivista, l’importante è che resti il Direttore (magari con qualche aiuto in più!).

Le scrivo per manifestarle tutta la mia solidarietà in merito alla vicenda di Giust.it.

Ho letto il suo editoriale e credo che Lei non abbia alcun bisogno di giustificarsi perchè qualunque operatore del settore che conosceva la rivista sa perfettamente quale tipo di aiuto essa ha dato in questi anni a utenti professionali e non inclusi, credo, anche i docenti e gli studiosi.

Sono sicuro che questa esperienza continuerà e con lo stesso successo di prima. Vive cordialità.

Ill.mo Direttore,

dopo aver letto la nota da Lei scritta in data odierna, ritengo mio dovere esprimerLe il mio rammarico per la sospensione della pubblicazione della rivista da Lei autorevolmente diretta.

Nella mia qualità di giovane avvocato nonché di modesta cultrice della materia presso una sede universitaria della mia città, mi sono per così dire, “fatta le ossa” su Giust.it, consultando più volte al giorno la rivista, spingendo il titolare dello studio presso cui esercito ad effettuare l’abbonamento alla medesima e leggendo con attenzione le preziosissime news che arrivavano settimanalmente sulla E-mail dello studio.

Trovo che la rivista Giust.it costituisca l’unico strumento di aggiornamento per il professionista del diritto disponibile su Internet che garantisca al contempo la puntualità e la precisione delle informazioni.

I precisi riferimenti giurisprudenziali consentono di utilizzare, anche ai fini della redazione degli atti, le pronunce più interessanti e recenti; d’altro canto, le note di approfondimento consentono alcuni chiarimenti senza dilungarsi in dotte digressioni, generalmente poco utili, a mio modestissimo parere, per gli operatori del diritto amministrativo.

Mi sento perciò in dovere di mostrarLe tutto il mio sostegno per l’iniziativa editoriale in corso e mi auguro di poter presto ritrovare sul web una rivista telematica che ne sia in qualche modo l'”erede”.

Cordialmente.

Caro Direttore,

sono una giovane praticante avvocato che consulta la Sua rivista tutti i giorni da qualche anno e non posso esimermi dall’esprimere il mio dispiacere per la notizia relativa alla cessazione dell’attività di Giust.it. Per me Giust.it, che ho conosciuto per caso quando il prof. Villata dell’Università di Milano mi affidò la tesi in amministrativo, è diventata una compagnia quotidiana che mi assiste e mi aiuta nel lavoro che svolgo per lo studio con cui collaboro. Mi sento in dovere di dirLe, da giornalista pubblicista oltre che da praticante avvocato, che Giust.it è certamente una delle migliori riviste giuridiche che il panorama multimediale offra in questo momento e Le sono grata per il faticoso lavoro (che conosco bene) che fino ad oggi ha offerto con generosità allo sviluppo del diritto. Le esprimo, pertanto, nel mio piccolo, il mio dispiacere e mi auguro che grazie alla Sua tenacia, la rivista riesca a sopravvivere a questo difficile momento. Distintamente.

Caro professore,

C’è qualcosa che possiamo fare ? Io spero di sì e che ci sia ancora tempo per farlo, ma Lei ci indichi la strada.

Per quanto riguarda, invece, la Sua vicenda personale che non conoscevo, penso che i commenti siano superflui e che, effettivamente, la meschinità umana è senza limite.

In ogni caso, la stima e la simpatia cullturale che migliaia di persone nutrono per Lei non potrà mai essere offuscata dalle miserie umane di questi personaggi.

Cordialmente suo

Illustre Professor Virga,

leggo il Suo editoriale e non posso reprimere un vero e proprio moto di sdegno per quanto Le accade.

Sono un avvocato del Foro di Bari, e reputo la Sua “creazione” un’ormai insostituibile momento di studio, di ricerca e di lavoro.

Per ora abbia i sensi della mia cordialità, del mio sostegno e della piena fiducia nel Suo operato.

Non so come vorrà indirizzare in futuro i Suoi sforzi, ma sono pronto a fornirLe tutto il sostegno che occorre per valorizzare un’opera scientificamente arguta e preziosa, e sopratutto per arginare il disimpegno di altri, a Suo personale nocumento.

Farò circolare la voce nel nostro ambiente, a Bari come a Roma: non è possibile che un sito di così grande respiro cessi di esistere per l’ottusa presa di posizione di chi non è in grado di far altro che demolire.

Non solo la Sua rivista ha avuto un successo clamoroso: vi è che nessun altra rivista, delle numerose presenti sul sito, ha potuto neanche lontanamente confrontarsi con la velocità e la profondità di pensiero da Lei espressa. Questa è la vera verità!

Cordiali, anzi, me la faccia passare, affettuosi e grati saluti.

Chiar.mo Prof. Virga,

ho letto con… sgomento l’editoriale odierno. Giust.it è, infatti, per il mio lavoro di amministrativista, lo strumento forse più utile.

Non voglio farle perdere tempo: le voglio solo dire che io spero che lei ci ripensi e che, se fonderà un’altra rivista (visto che la schiavitù è, in effetti, finita da tempo), io sarò il suo primo abbonato (se mi userà la cortesia di informarmi in anticipo, ciò di cui le sarei molto grato).

Un cordiale saluto e tanti auguri di ogni bene.

Gentile professor Giovanni Virga

le chiedo a nome di tutta la Avvocatura municipale del Comune di tener duro in questo momento così difficile per le sorti della sua (ma mi permetta di dire, anche nostra) rivista.
L’apporto di informazione, aggiornamento e approfondimento che Lei, unitamente alla redazione, ci ha fornito è inestimabile per la nostra attività legale, nella consapevolezza delle difficoltà del settore editoriale che lei ha affrontato ed io pur conosco in modo diretto per esperienza personale.

Le chiedo perciò di esperire ogni tentativo e soluzione affinchè l’attività della rivista prosegua sia sotto il dominio di giust.it, sia eventualmente su altro sito.

In ogni caso, oltre a salutarla con gratitudine per quanto ha fatto per la comunità degli utenti di giust.it, le segnalo la mia disponibilità ad impegnarmi in prima persona in ogni iniziativa, che lei riterrà opportuna, affinchè l’esperienza positiva del confronto e dell’approfondimento quotidiano delle tematiche del diritto pubblico non si interrompa.

Cordiali saluti

Stimatissimo Prof. Virga,

sono un umile praticante in uno studio specializzato in diritto amministrativo. Ho letto con attenzione il Suo comunicato con cui annuncia la prossima “chiusura” della rivista Giust.it e desidero tributarLe la mia solidarietà.

Lo Studio ove pratico è abbonato alla rivista ed io, pur non potendomi ancora permettere abbonamenti ad edizioni giuridiche, leggo sempre con attenzione la rivista anche in casa, nelle pagine di libero accesso.

Giust.it è per me un fondamentale strumento di lavoro, uno dei pochi che gode di quella autorevolezza che permette l’utilizzo professionale e che permette ad un praticante con la vocazione amministrativistica di approfondire gli istituti.

Da umile giornalista (ho anche il fatidico tesserino) e per quanto possa essere irrilevante la mia opinione, desidero inoltre sottolineare l’ottima impostazione della rivista, chiara e semplice anche per i non super specializzati.

Desidero pertanto ringraziarLa per quanto sinora fatto ed augurarLe un grosso in bocca al lupo per eventuali iniziative similari che vorrà intraprendere. Spero di tornare presto a poter contare su un così autorevole strumento di lavoro.

Ho letto l’editoriale di stamattina, e spero che queste righe, che mi escono dal cuore, siano lette da Giovanni Virga.

Che Lei, caro professore, sia un po’ scomodo non stento a crederlo, visto che ha il difettuccio di dire la verità, o quanto meno di dire quello che pensa, in assoluta onestà intellettuale (rammento qualche suo memorabile articolo, ad esempio sull’arrogante ingiustizia nello scaricare le colpe sui burocrati, magari dipendenti comunali a 800 euro al mese, o sulle modalità terzomondiali di approvvigionamento delle carriere accademiche, o sulla divisione tra siti burocratico-sovvenzionati e siti spontanei frutto di iniziativa di singoli).

Io sono il curatore di un modesto sito di nicchia, e mi riconosco in tutto e per tutto nel quadretto da Lei descritto: la fatica immane, il lavoro di sabato, domenica e tutte le feste comandate, la inevitabile necessità di occuparsi a 360 gradi dall’aggiornamento scientifico alla redazione fino agli aspetti prettamente grafici e informatici.

E soprattutto la maledetta invidia degli altri, che smuove mari e monti. Lei non immagina – Le assicuro – neppure lontanamente quanto io la capisca, e quello che ho dovuto patire anch’io.

Però io e Lei abbiamo in comune (oltre che il difettuccio di cui sopra, e l’attitudine a confrontarsi con le esigenze operative e concrete delle pubbliche amministrazioni piuttosto che con le sterili dottrine) una qualità e un’energia indomita: la passione.

E la Sua passione ha portato ad un risultato straordinario: Giust.it, rivista probabilmente letta e frequentata molte volte la somma di tutte le altre tradizionali riviste giuridiche cartacee messe assieme, destabilizzando baronie e rendite di posizione. E’ chiaro che questo è anche il risultato di un’eccellente capacità di coordinamento, ma ciò non può che andare a Suo maggior merito: facciano gli altri quello che ha fatto Lei.

Giust.it è Lei e non certo il Poligrafico.

Con affetto

Spett.le Poligrafico,

questa mattina, con estremo stupore e vivo rammarico, ho letto dell’imminente chiusura della rivista internet GIUST.IT.

Gradirei conoscere le ragioni di questa decisione terribile per tutti gli avvocati e gli operatori del diritto che, come me, hanno trovato nella rivista un valido ed insostituibile supporto per il lavoro quotidiano.

Come faremo ad essere aggiornati, in tempo reale, su le ultime decisioni del giudice amministrativo?

Senza dimenticare gli autorevoli apporti dottrinali di tutti coloro che collaborano attivamente con la rivista!

Vi chiedo, a nome anche di tantissimi altri colleghi, di ripensare alla decisione presa, non chiudeteci GIUST.IT!!!

Se necessario, raccoglieremo le firme di tutti coloro che la pensano come me.

In attesa di un Vostro cortese riscontro, invio

Distinti saluti

Caro Prof. Virga,

ho letto il suo editoriale che mia ha molto rattristato sia personalmente che professionalmente.

Io e molti colleghi del mio studio (abbonato da anni alla Sua rivista) consultiamo quotidianamente il sito, stampiamo documenti e li utilizziamo.

Sempre più spesso la rivista è il mezzo più rapido (ahimè, a volte l’unico) per il nostro aggiornamento professionale, sia in campo normativo che giurisprudenziale.

Pertanto mi amareggia e mi delude la totale insensibilità (o altro atteggiamento) dell’editore, anche perchè tale soggetto è finanziato anche con i miei danari.

Ancora una volta sembra prevalere un “particurale” molto italiano.

Spero, comunque, che l’editore ritorni sui suoi passi o che, in caso contrario, Lei continui l’esperienza della rivista con altri editori o da solo.

Le assicuro che la seguirò e, per quanto possa occorrere, farò “testimonianza” delle Sue indubbie qualità.

Cari saluti.

Illustre Professore,

la preannunciata chiusura della Sua preziosa rivista lascia interdetti tutti coloro – e sono tanti – che vedevano in Giust.it un insostituibile strumento operativo e che attraverso la consultazione quotidiana della testata cercavano di assolvere ai gravosi oneri di aggiornamento imposti dall’evoluzione rapidissima del diritto amministrativo.

Il rammarico è poi ancor più forte per quanti – come chi Le scrive – hanno avuto l’onore di collaborare con una Rivista che offriva vasti spazi alla riflessione critica ed all’esplorazione di angolazioni visuali nuove o non convenzionali nell’esegesi normativa o nell’analisi degli orientamenti della giurisprudenza.

Le esprimo, pertanto, i sensi della più sincera gratitudine per il lavoro egregiamente svolto fino ad oggi, nella speranza che lo spirito ispiratore di Giust.it possa in qualche modo perpetuarsi e trovare ulteriore alimento.

La prego di confidare sul mio (pur modestissimo) supporto per qualsiasi iniziativa orientata alla conservazione della testata o alla costituzione di una nuova realtà editoriale.

Mi creda sinceramente Suo aff.mo

Illustre Professore,

ho letto la Sua lettera agli abbonati e condivido la Sua amarezza e la Sua rabbia.

sono un’abbonata della Rivista sin dall’inizio, e desidero manifestarLe il mio apprezzamento e la mia gratitudine per il lavoro svolto (ho sempre ammirato la prontezza e la cura di tutte le pubblicazioni).

un cordiale “in bocca al lupo”, e buon lavoro

Gent.mo prof. Virga,

nulla di peggiore potevo apprendere aprendo il sito di Giust.it. La rivista non può chiudere, non deve chiudere.

Non sono addentro alle vicende, perciò ignoro ove sia il problema, ma non ci si può arrendere così, bisogna ricominciare a fare discorsi di qualità. Dobbiamo salvare la qualità, indipendentemente dalla quantità e dal profitto: ne va la nostra sopravvivenza culturale.

Ci dica a chi possiamo scrivere o dove:

Organizziamo un forum.

Oppure cerchiamo un altro ospite.

Gli articoli di giust.it, per chi li scrive e per chi li legge sono un nutrimento spirituale, oltre che culturale.

Cerchiamo di non appiattirci per futili motivi.

Forza e coraggio

Ho letto con dispiacere il suo editoriale.

Spero che nei prossimi giorni accada qualcosa che le consenta di cambiare idea.

Nel frattempo le comunico la mia personale solidarietà per la vicenda che sta vivendo.

Carissimo Prof. Virga,

è con grande stima ed ammirazione che ho seguito e fruito della rivista.

E’ con grande rammarico che oggi ne apprendo la cessazione.

Certo che troverà altri spazi per proporre idee ancor più brillanti, le invio cordialissimi saluti.

Carissimo Collega,

ho letto il Suo editoriale e ne sono rimasto sconcertato ed amareggiato.

Sono molto dispiaciuto della fine di un’esperienza di così grande interesse per tutti.

Vorrei che considerasse l’idea di dare vita ad un’esperienza analoga – pur con i limiti che dall’editoriale emergono – chiamando a raccolta i colleghi amministrativisti che – mi consideri a disposizione – non potranno che rispondere con entusiasmo all’invito.

Con sincera gratitudine per i servizi avuti da Giust.it.

sono un segretario comunale che da due anni seguo con molta assiduità la rivista che ritengo di estrema utilità per il mio lavoro. Ho letto il suo comunicato sulla cessazione della rivista. Che peccato! Esprimo tutta la mia solidarietà alla Sua persona e proprio perchè quello che conta è la sostanza e non la forma. La invito a dar vita ad una nuova rivista con gli stessi contenuti.

Sicuramente farò abbonare il mio Comune e farò pubblicità tra i miei colleghi.

Vada avanti e buon lavoro!
Egregio Professore,

io non posso credere a quello che ho appena letto: la Sua rivista chiude!

Non ci credo; Lei deve fare di tutto perché questo non avvenga.

Chiami a raccolta i Suoi lettori; per quanto mi riguarda sono disposta a darLe una mano. Non sono sola, faccio parte di uno studio legale formato anche da Suoi colleghi universitari che sono sicura sarebbero disposti ad aiutarLa. Non si può fare a meno di una pubblicazione che finalmente non é paludata ma che ha compreso quelle che sono le effettiva necessità di chi opera nel mondo attuale del diritto e che non si perde in elucubrazioni cervellotiche avulse dalla realtà.

Certamente il Suo è stato e voglio continui ad essere un mezzo per togliere il nostro Paese da quell’atteggiamento di falsa cultura che, pur essendo passati più di 400 anni, si diletta ancora di ragionamenti metafisici, ignorando il metodo sperimentale. Per intendersi alla Don Ferrante.

Non ci si può arrendere per eccesso di successo.

I più cordiali saluti
Stimatissimo direttore,

ho da pochi attimi finito di dare lettura al suo editoriale attraverso il quale esprimeva i sensi del profondo dispiacere per le vicende editoriali che porteranno, evidentemente, alla chiusura della interessantissima rivista.

Sono segretario generale in un comune della provincia di *** e, pur non essendo abbonato alla Rivista per motivi di budget d’ufficio (contavo di riuscire a farlo in forma personale), mi sono abituato a godere di quel poco di gratuito che mi è sovente offerto nelle newsletters e nelle pagine accessibili della rivista che, con tutti i limiti del caso, sono fonte di estremo interesse e occasione insostituibile di aggiornamento professionale.

Gli spunti che il suo accorato editoriale potrebbero offrire ad una discussione sono talmente tanti e tutti pregnanti da rendere impossibile affrontarli in questa sede.

Era mio precipuo interesse manifestale invece, la gratitudine e la stima che ogni operatore del diritto amministrativo dovrebbe riconoscerle per il costante impegno profuso nell’ iniziativa editoriale che, se dovesse malgrado tutto essere giunta davvero al termine, le auguro e mi auguro possa trovare nuovi e più competenti estimatori in grado di offrirle nuove opportunità di dialogo con tutti coloro che, come il sottoscritto, di una guida di così elevato spessore sentono il costante bisogno.

Nella certezza che la tenacia e la passione per il diritto amministrativo che ella ha sempre manifestato le consentiranno di vedere in questa fase critica solo un passaggio verso esperienze migliori fondate sulle precedenti già ottime, e nella consapevolezza di poterla rileggere in altre pagine, le auguro il più cordiale buon lavoro.

Con stima

Conoscendo Giust.it da ben prima dell’avvento del IPZS, le confermo la stima e l’affetto con cui ho seguito negli anni il suo eccellente lavoro.

Auguri professor Virga, il mio rimpianto è già agli inizi, le auguro comunque il massimo delle soddisfazioni in futuro.

Caro prof. Virga,

sono un avvocato della Provincia di ****.

La nostra Avvocatura si è abbonata quasi subito al suo giornale e poi l’ha seguito dopo gli accordi con IPZS.

E’ inutile dirle che Giust.it è la home page di tutti i nostri computer e che in innumerevoli sospensive al TAR del *** la rapidità di aggiornamento che avevamo grazie al Suo giornale ci ha permesso di ottenere successi anche in casi disperati.

E’ con dispiacere che apprendiamo la sua decisione, sperando sempre che tutti i messaggi di stima e di solidarietà che le sono pervenuti possano servire a modificare quell’assetto che lei ritiene non più sopportabile.

Comunicato dell’Editore

Comunicato dell'EditoreL’impegno per una informazione giuridica moderna non puo’ cessare
In relazione all’editoriale del prof. Virga dal titolo: “Fine dell’esperienza con il Poligrafico e, purtroppo, anche di”, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in qualita’ di Editore, precisa che il livello raggiunto dalla Rivista, il successo che la stessa riscuote, le energie profuse per la sua realizzazione e per il mantenimento di standard qualitativi adeguati, rendono impensabile la cessazione della sua pubblicazione.

Il contributo dell’Editore, per tramite delle proprie strutture, e’ stato fattivo per una stabile affermazione della Rivista, consapevole della sua elevatissima qualita’ che la rende utile strumento per gli operatori del diritto.

L’Editore conferma al fine di fugare ogni preoccupazione negli utenti, che con spirito di servizio, piu’ che per le logiche imprenditoriali, si e’ adoperato per assicurare la migliore diffusione della Rivista, ritenendo in tal modo di assolvere la propria missione istituzionale; motivazioni, queste, gia’ espresse nel comunicato congiunto apparso nel numero di Luglio – Agosto 2000.

In un’ottica di continuita’, l’Editore si adoperera’, con ogni mezzo, per favorire la ripresa della fattiva collaborazione dell’avv. Guglielmo Saporito, quale Direttore responsabile delle riviste e “Giustizia Amministrativa”; collaborazione, auspicata anche dallo stesso prof. Virga.

EDITORIALE

EDITORIALEFine dell’esperienza con il Poligrafico e, purtroppo, anche di Giust.it
(perché chiuderà una rivista innovativa che ha avuto un molto successo, ma non pochi nemici)

Sono passati ormai 6 anni e mezzo dal momento (era il dicembre 1996) in cui fondai la presente rivista Internet. Il web giuridico allora muoveva i primi passi ed attivare una rivista giuridica elettronica era una pura scommessa e, nel contempo, una sfida.

Sei anni e mezzo sono un tempo sufficiente lungo per tracciare il bilancio di una esperienza, che, come sempre, offre due chiavi di lettura, l’una positiva e l’altra negativa.

Sotto il primo profilo, occorre dire che la rivista è stata un clamoroso successo. A tal fine è sufficiente fare riferimento non solo ai numeri risultanti dal programma di statistiche (alla rivista Giust.it, nei giorni feriali, nonostante che essa sia in buona parte a pagamento, si collegano più di 9.000 utenti unici che consultano oltre 150.000 documenti) ed al numero degli iscritti alla mailing list (che superano abbondantemente i 15.000), ma soprattutto al numero degli abbonati, che ammonta a diverse migliaia, nonostante che il prezzo di abbonamento fissato dalla casa editrice non sia proprio popolare e che ancora circoli l’idea che sul web tutto deve essere gratis, anche i servizi di tipo professionale. Il successo non è solo quantitativo, dato che tra le varie migliaia di abbonati figurano tutti i principali enti pubblici e molti qualificati lettori.

Il successo è stato raggiunto non già grazie a campagne pubblicitarie (che non ci sono state, al punto che la presente rivista, pur avendo avuto negli ultimi tre anni una casa editrice alle spalle, è stata a lungo priva di un depliant aggiornato ed non dispone in atto di un qualsiasi banner pubblicitario), ma grazie alla bontà del prodotto ed al fatto che, come mi è stato detto diverse volte, è divenuto “uno strumento di lavoro” del tutto innovativo nel suo genere (basti pensare ai links che consentono di consultare velocemente tutti i documenti correlati).

Ricordo in particolare che un mio collega universitario del nord mi confessò qualche tempo fa che lui, di mattina, la prima cosa che vedeva non era la moglie – che dormiva – ma la rivista, alla quale si collegava; gli risposi, scherzando, che è meglio “tradire” la moglie con Giust.it, piuttosto che con una amante.

Il grandissimo successo che la rivista ha avuto è stato possibile anche – scusatemi se forse inelegantemente lo ricordo (ma tale fatto, come dirò in seguito, è stato perfino messo in discussione di recente) – grazie al duro lavoro personale di chi scrive e di quei pochi coraggiosi che hanno dato una mano nel tempo, alcuni dei quali, peraltro, si sono persi per strada, assorbiti da altri impegni. Non sono stato un direttore che ha messo l’etichetta sul prodotto, ma un direttore che ha anche confezionato il prodotto.

Molti non si rendono conto dell’impegno che richiede la direzione e la redazione di una rivista internet, aggiornata continuamente (alla quale peraltro si è affiancata da circa tre anni una rivista su carta).

Quando l’avventura cominciò sei anni e mezzo addietro, ero ben conscio dell’impegno che una rivista comportava, avendo fondato e diretto per circa 12 anni una rivista giuridica (Giurisprudenza amministrativa siciliana, divenuta poi Giustizia amministrativa siciliana); ed ero pronto ad affrontare gli oneri che essa comportava, nonostante che allora mi fosse stata assegnata una sede universitaria (l’Università di Bari) lontana dalla mia terra di origine.

Non ero tuttavia consapevole delle malevole insinuazioni e delle conseguenze che avrei dovuto subire, anche sul piano personale.

Basti considerare che, quale direttore della rivista internet, per la prima volta nella mia vita ho dovuto affrontare un procedimento penale (per presunta diffamazione), iniziato  a seguito di querela presentata da un docente universitario mentre ero sotto concorso, traendo spunto da una frase contenuta in una affettuosa lettera scritta in occasione dell’80° compleanno di mio padre; da tale procedimento penale comunque – com’è stato dato atto con apposito comunicato pubblicato nel n. 6-2001 della rivista (la notizia della querela era infatti circolata negli ambienti universitari) – sono stato completamente scagionato in istruttoria, con apposito provvedimento di archiviazione, nonostante la lunghissima opposizione del querelante; quest’ultimo, dopo l’archiviazione del procedimento penale, ha addirittura dichiarato, al Giornale di Sicilia, che si riservava di iniziare una azione di risarcimento dei danni, ritenendosi danneggiato dall’archiviazione; non ho risposto a tale dichiarazione perchè essa si commenta da sola.

Più recentemente un noto ex-monopolista dell’informazione giuridica, mi ha accusato di copiare massime tratte dalla sue riviste; e così oltre che presunto diffamatore, sarei anche presunto autore di plagi; un’accusa anche questa palesemente infondata, non solo perchè non supportata da alcuna prova, ma anche perchè la rivista è nota per pubblicare pronunce giurisdizionali (complete non solo di dati identificativi, massime e premassime ma anche di approfondite note di richiami e di riferimenti) ben prima di altre riviste. non ha mai compiuto plagi (personalmente non credo di averne bisogno, data la non poca esperienza maturata in circa vent’anni sul campo), semmai ne è stata ripetutamente vittima.

Ho dovuto leggere, ancor più recentemente, che sarei un mero “organizzatore” del lavoro altrui (e cioè che il lavoro della rivista sarebbe stato realizzato sfruttando il lavoro fatto da altri) e che il successo della rivista stessa sarebbe derivato dal suo inserimento (mediante un link) nel portale dell’IPZS. Anche queste affermazioni (specie l’ultima, dell’IPZS s.p.a., il quale dovrebbe sapere bene come sono andate realmente le cose) mi hanno addolorato e sono comunque del tutto infondate.

Tutto quel che c’è nella rivista, nel bene e nel male, è frutto del lavoro – di redazione e comunque di revisione – svolto personalmente dallo scrivente (il quale, lavorando anche la domenica e le altre feste comandate si è dovuto trasformare perfino in grafico per i loghi della rivista, in informatico, per ciò che concerne l’installazione ed il funzionamento dei vari programmi perl che gestiscono i servizi ed in pubblicitario per ciò che concerne la mailing list e l’inserimento di messaggi che pubblicizzavano la rivista su carta ed altri prodotti editi dal Poligrafico).

Per quanto concerne in particolare l’inserimento nel “portale” dell’IPZS, è sufficiente notare che già prima dell’intervento dell’Istituto, la rivista era ben conosciuta ed apprezzata (nel giugno 2000, prima del Poligrafico, era già frequentata da circa 5.000 utenti al giorno) e che le diverse migliaia di abbonamenti non sono venuti per l’inserimento nel predetto “portale”, ma grazie alla bontà del prodotto offerto. D’altra parte, se la rivista Internet non fosse stata già conosciuta, non ci comprenderebbe perchè l’IPZS abbia voluto acquisire all’atto dell’instaurazione del rapporto, la comproprietà del dominio Internet. Nè si comprenderebbe perchè, prima dell’IPZS, altre tre case editrici nazionali di primaria importanza, mi avevano già contattato, essendo interessate a fungere da editrici della rivista Internet.

E’ stato infine insinuato che mi occupo di riviste perchè non so fare altro. Una insinuazione che ritenevo smentita dai tre libri che ho pubblicato (più volte ristampati dalla Giuffrè, pur non trattandosi di libri di testo universitari) e che spero in futuro di smentire ulteriormente. Molti non si rendono conto non solo del sacrificio che una rivista aggiornata continuamente impone, ma anche dei gravi problemi che, sotto il profilo personale e di carriera, essa comporta, specie se essa è coronata da molto successo.

Imprese di questo genere, per quanto mi riguarda, possono essere compiute solo per pura passione. La stessa passione che mi ha indotto a fondare ed a dirigere per 12 anni una rivista (la già citata rivistaGiurisprudenza amministrativa siciliana, divenuta poi Giustizia amministrativa siciliana) la quale, per la sua natura regionale e per il suo carattere specialistico, nella migliore delle ipotesi non poteva ambire altro che a coprire i costi mediante l’importo degli abbonamenti. Lo stesso impegno che mi ha condotto a fondare e dirigere la presente rivista Internet, per oltre 3 anni e mezzo senza alcuna casa editrice ed affrontando tutte le spese e l’impegno che tale rivista comportava.

Il filo conduttore delle due esperienze, il fine che si intendeva con tali riviste perseguire, è sempre stato lo stesso: quello di offrire un servizio e strumenti di approfondimento e studio, che, sia pure nel loro piccolo, potessero contribuire ad aiutare non solo gli operatori ma anche la P.A. italiana, molto più di quanto non possano fare tanti libri scritti (magari in edizione provvisoria) per costruire carriere universitarie. Non mi aspettavo da tali riviste particolari vantaggi, ma neanche svantaggi.

La passione, tuttavia, per sorreggersi ed alimentarsi, specie nel caso in cui comporti un lavoro impegnativo qual è quello di direzione e redazione di due riviste, ha bisogno di riconoscimenti morali ed adeguato supporto, che tuttavia, specie negli ultimi tempi, sono mancati.

Tre anni addietro avevo accettato la proposta del Poligrafico di fungere da editore della rivista, rifiutando, come già detto, le analoghe proposte avanzate nello stesso periodo da altre tre note case editrici nazionali e superando le perplessità di alcuni colleghi interpellati, perchè, per mia formazione professionale, ho creduto negli enti pubblici e perchè mi era stato detto che il Poligrafico si stava riorganizzando. Ma mi sono dovuto ricredere in questi tre anni di esperienza diretta, andati avanti tra non poche difficoltà. Le cose sono poi nettamente peggiorate negli ultimi nove mesi, a seguito della trasformazione del Poligrafico in società per azioni. Con i nuovi amministratori non si è mai instaurato un dialogo, nonostante reiterati tentativi e nonostante che il Presidente della nuova società (il Dott. Varrone) sia un Presidente di sezione del CdS e che quindi, per tale qualità, dovrebbe essere particolarmente sensibile nell’apprezzare l’importanza di uno strumento di conoscenza e di sviluppo per la P.A. come Giust.it.

Già da metà del marzo scorso, visto l’andazzo della nuova gestione e dopo aver appreso che il precedente direttore editoriale si era dimesso, avevo informato il Poligrafico s.p.a. della mia volontà di non proseguire il rapporto con la neo-istituita società; nel comunicare ciò, per una questione di serietà e di rispetto dei lettori, avevo scritto anche che avrei provveduto ad aggiornare la rivista Internet fino al 31.12.2003 ed avrei completato l’annata in corso della rivista su carta Giustizia amministrativa.

Tale comunicazione, inviata il 14 marzo scorso all’amministratore delegato della società, non ha avuto alcun seguito da parte dell’interessato, il quale ha risposto solo una settimana addietro (e cioè dopo oltre 2 mesi e mezzo) comunicando che non si occupa personalmente della questione, che è di competenza del presidente, al quale sono state affidate le funzioni editoriali. Quest’ultimo ha comunicato che, in base all’accordo sottoscritto con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, allorchè l’Istituto era un ente pubblico, il rapporto viene a scadere l’11 luglio 2004.

Alla fine dello scorso mese di maggio era stato da me proposto un incontro con un rappresentante del Poligrafico s.p.a per affrontare la questione della continuazione del rapporto; tale proposta sembrava avere trovato accoglimento, essendo stato promesso con apposita lettera un incontro con un rappresentante dell’IPZS s.p.a. entro il corrente mese di giugno: ma il mese è praticamente finito (mentre scrivo questo messaggio è infatti il 30 giugno) e nessuno, neanche telefonicamente, si è fatto sentire per concordare il giorno dell’incontro.

Nonostante che nessun rapporto contrattuale si sia mai formalmente instaurato con la nuova società e che, per tale motivo, io abbia titolo per interrompere immediatamente l’attività che ho responsabilmente portato fin qui avanti con non pochi sacrifici e con uno stato d’animo che lascio immaginare, tuttavia, proprio per l’affetto ed il rispetto che mi lega ai lettori ed alle migliaia di abbonati che hanno avuto fiducia nella rivista Internet, continuerò ad occuparmi della rivista stessa fino alla data dell’11 luglio 2004, richiesta dal Poligrafico s.p.a., che è di sei mesi successiva a quella che io avevo volontariamente proposto fin da metà del marzo scorso. Nell’alternativa tra la cessazione immediata dell’attività ed il tirare la cinghia per 6 mesi in più rispetto ai 9 già da me responsabilmente proposti lo scorso marzo, preferisco quest’ultima opzione, semplicemente perchè ho rispetto degli abbonati.

In tale periodo rimanente l’attività di aggiornamento sarà assicurata in modo analogo a quanto fanno le altre riviste elettroniche edite dal Poligrafico.

Sempre per rispetto degli abbonati, avevo predisposto un comunicato congiunto per informare i lettori della cessazione dell’attività; ma il Poligrafico s.p.a si è rifiutato di pubblicarlo. Mi volevano negare perfino il diritto di pubblicare un editoriale per informare i lettori della situazione venutasi a determinare. Solo chi non ha alcuna esperienza nel campo dell’editoria, può sostenere che il direttore di una rivista non ha il diritto di scrivere ai lettori. D’altra parte, compito del direttore di un rivista non è solo quello di far incassare proventi all’editore, ma anche quello di curare responsabilmente i rapporti con i lettori, i quali sono il vero sostegno della rivista, senza il quale la stessa non esisterebbe nemmeno.

Nè l’annuncio della cessazione dell’attività avrebbe potuto essere pubblicato pochi mesi prima della chiusura della rivista, dato che, a tacer d’altro, non mi sembra serio percepire nuovi abbonamenti annuali che dovranno poi essere restituiti, sia pure pro-rata, agli interessati. Nè tale annuncio può essere ulteriormente differito, dato che il Poligrafico s.p.a., non è comunque in grado di garantire un servizio annuale completo a partire dal prossimo mese di luglio, non essendo previsti abbonamenti mensili.

La cessazione del rapporto con il Poligrafico comporterà anche la fine della rivista, dato che il Poligrafico s.p.a., quale comproprietario del dominio Internet, pur avendo conseguito non pochi profitti sia in termini economici che di immagine dalla rivista, ampiamente ripagandosi del suo investimento iniziale, non sembra volere consentire che io continui in proprio o con altra casa editrice. Anzi è stato sostenuto addirittura che, dopo la cessazione dell’attività, non potrei nemmeno svolgere l’attività di direzione di altra rivista Internet; il che sembra francamente eccessivo, dato che da tempo è stata eliminata la schiavitù e non mi sono legato a vita con il Poligrafico.

Confesso che la fine della rivista da me fondata provoca in me un profondo dolore, dato che, nel bene e nel male, considero essa una mia creatura, che si è sviluppata, ben prima del Poligrafico, con non pochi sforzi e sacrifici. Ma a tutto c’è rimedio in questa vita; d’altra parte, chi conosce bene Internet, si è già reso da tempo conto che un dominio non è altro che una etichetta e quel che veramente conta è chi ci sta dietro e coloro ci lavorano.

A tutti i lettori che in questi anni hanno seguito le due riviste, arricchendole spesso con i loro preziosi contributi o con semplici segnalazioni, rivolgo un sentito ringraziamento ed un affettuoso saluto. Così finisce una rivista il cui unico vero difetto (ma mi rendo conto, nel dire ciò, di essere partigiano) è stato quello di avere avuto troppo successo per non dare fastidio a qualcuno e per non fare gola ad altri.